Archive for the ‘[Associazioni] associazioni’ Category

l’Anci Roberto Tricarico, Assessore alle Politiche per la Casa di Torino -

Giovedì, Febbraio 25th, 2010

25/2/2010 (7:29) - Quattro milioni di case fantasma

 

 Alloggi vuoti nell’Italia
dell’emergenza abitativa
Appello dei sindaci al governo:
ora sgravi fiscali 
Quattro milioni di case vuote. O meglio case«fantasma». Affittate, ma in nero. Abitate da inquilini che ci sono (e sono tanti: almeno 3 milioni di persone), ma non si devono vedere. Da residenti «mordi e fuggi» che firmano contratti di quindici giorni o, massimo, un mese. Stranieri che pagano in contanti e, all’occorrenza, smammano in fretta. Per un giro d’affari che sfugge al fisco e sfiora i 9 miliardi di euro l’anno. A preoccuparsi di mettere a nudo questo fenomeno sommerso (1 milione di alloggi vuoti, tre milioni affittati in nero) per la prima volta nella storia, in modo bipartisan, tutti i sindaci italiani. Il record, secondo l’Anci, spetta a Roma e Milano quelle stesse città dove si registra una media che va dalle 30 mila alle 13 mila persone in coda per ottenere una casa popolare. E’ così: a fronte di una marea di alloggi vuoti o inutilizzati (almeno per la legge) in Italia le famiglie in coda per ottenere un tetto sono 600 mila. Con una media di attesa pro-capite per ottenere il sospirato alloggio che va dai cinque ai dieci anni. Se poi, accanto a questo fenomeno - l’affitto che c’è ma non si vede - consideriamo il fatto che il governo ha tolto l’Ici sulla prima casa, trascurando però del tutto il problema dell’affitto sommerso si capisce il motivo per cui l’Anci abbia deciso, domani a Venezia, in un convegno («Una nuova politica sugli affitti: le proposte dei Comuni») di affrontare di petto l’argomento. «Chiediamo al Governo di affrontare la situazione a nome di quei 600 mila italiani che sono tuttora in attesa di una casa - spiegano all’Associazione comuni d’Italia - ma anche a nome di quei 4 milioni di famiglie che abitano in affitto e non hanno ancora potuto godere di alcuna agevolazione a differenza di chi è proprietario».
Gli uomini con la fascia tricolore, dunque, riuniti in laguna, spiegheranno all’Italia che è tempo di rivoluzionare il mercato della locazione. «Da quando infatti il governo ha approvato l’abolizione dell’Ici si sono sì accontentati parecchi cittadini, ma allo stesso tempo create due Italie - spiegano nel loro documento - quella, ampia e soddisfatta, di chi abita in casa propria (l’81,5 per cento delle famiglie), ma anche quella che patisce gli effetti di un Paese che evade il fisco per 9 miliardi di euro». Ma qual è il modo per sbloccare le case fantasma? «Uno solo - spiega il presidente nazionale per le Politiche abitative per l’Anci Roberto Tricarico, Assessore alle Politiche per la Casa di  Torino - rendere il canone più conveniente e alleggerire le tasse a chi affitta». Aggiunge: «Soltanto fornendo incentivi fiscali ai proprietari, quali l’azzeramento dell’Ici per chi pratica canoni calmierati, una tassa fissa del 20 per cento sulla rendita derivante dalla locazione e la totale deducibilità dell’affitto da parte degli inquilini sulla denuncia dei redditi, si può favorire l’incontro fra domanda e offerta». In molti Comuni, come a Genova o a Torino - incalzano all’Anci - sono già attive le Agenzie pubbliche per la locazione a canoni calmierati: qui si offrono contributi economici a proprietari e inquilini (sui 5 mila euro) e si mettono al riparo i proprietari da morosità e danni.
I sindaci, però, chiedono di andare oltre: «Il Governo deve istituire un’Agenzia nazionale per l’affitto in grado di mettere in rete gli sportelli e vigilare sul sommerso». Un grande occhio contro l’affitto invisibile.

Affitto: oltre 100.000 famiglie a rischio e 650.000 vorrebbero una casa pubblica

9. aprile 2008, 17:51 Affitto, Comunicati stampa, Condominio, Economia e Finanza0 commenti

sicet-affitto.JPGQuesti i dati dell’emergenza casa in Italia, emersi oggi, nella Conferenza Stampa del SICET. Il segretario generale Guido Piran ha ricordato le 100.400 richieste di esecuzione, nel 2007, per gli sfratti causati dalla insostenibilità degli affitti. Ma anche le 650.000 domande per un alloggio pubblico con un soddisfacimento inferiore al 5 %. “Il triste quadro – ha ricordato Piran – è il risultato dell’aumento del 10 % all’annuo del costo degli affitti che continua da un decennio e dal disimpegno dell’offerta abitativa pubblica.” Il SICET chiede quindi alla politica più attenzione agli affitti. Servono tre interventi. Una nuova legge sulle locazioni private che per l’abitazione principale e in tutti i comuni abbia come sistema quello della contrattazione del canone. Oltre ad una dotazione degli ammortizzatori sociali nel sostegno affitto di 500 milioni annui e una graduazione degli sfratti.

Il rilancio dell’ edilizia pubblica con un piano decennale alimentato da 2 miliardi annui. “Questo però – ha spiegato il segretario del SICET- in un quadro di chiarezza istituzionale sulle competenze tra Stato e Regioni.” Urgenti misure straordinarie per impedire gli sfratti causati dalla morosità, investendo in un fondo nazionale di 100.000 euro, a disposizione delle commissioni prefettizie      - Sicet.

  • vincenzo Il tuo commento é in attesa di essere moderato. febbraio 25th, 2010 alle 14:37

    Mi rivolgo a voi,perchè dall’assessorato casa l’assessore non fissa un appuntamento.nonostante l’ho richiesto più volte via e mail.l’indirizzo è,roberto.tricarico@comune.torino.it,l’appuntamento era volto al fine di ottener una vebalizzazione scritta e controfirmata,in via unilaterale.la motivazione:nel corso degli anni non ho avuto risposte adeguate alle mie richieste.oggi verifico che,affinche è esortato in via verbale tutto va bene,quando si ricorre per le vie informali nessuno risponde.accenno. mi hanno umiliato,vessato,per numerosi mesi mi hanno vietato di recarmi negli uffici dell’assessorato,infine per non lasciar traccie mi vietavano anche di protocollare le mie missive.mi dirottavano al palazzo di fronte dove era posto il protocollo generale,da qui segnalato il mio nome ,scortato dai vigili,gli altri utenti si recavano al protocollo senza scorta,si notava che fui mirato.dagli uffici comunali come replica l’assessore sulla stampa del 25/02/2010,affitti calmierati mi propose un monocamera a distanza di tre anni,la giustificazione fù,non vi erano alloggi disponibili.dopo aver reso un senso di rifiuto al sottoscritto ,modificò l’offerta disse: le furono proposti 4 alloggi è lei che li rifiutò.addossando il dolo al sottoscritto.
    in primo luogo,addossarono la colpa a me venne riferito.affinche non paga tutto il moroso all’ufficio case popolari,non ha diritto a fare nessun’altra domanda di casa ,dopo trascorsi tre anni senza che io,accettassi il loro consiglio di pagare il morosoo,abbandonarono la proposta di casa popolare e proposero l’affitto calmierato su una camera di propietà del comune.ma nel contempo si resero conto che erano tre anni che,dormivo nella mia vettura,nel contempo si resero conto che degenerava la mia persona e che si era anche degenerato il rapporto del lavoro.al momento ringraziose qualcuno mi risponde,penso che quanto accennato è disumano.

  • articoli atc torino

    Martedì, Febbraio 23rd, 2010

    Risultato Ricerca

    Sfrattata da una casa Eap (edilizia abitativa pubblica)

    Martedì, Febbraio 23rd, 2010

    L’attacco non appena ha saputo che sarebbe finita in una comunità

    Sfrattata dalla casa popolare Ragazzina colta da epilessia

    TORINO 19/02/2010 - Quando l’ufficiale giudi­ziario ha presentato il conto, annunciando lo sfratto come improrogabile, Jessica si è sentita male. Un attacco epi­lettico al solo sentir pronun­ciare la parola « comunità » , dove sarebbe tornata insieme al bambino che porta in grem­bo da due mesi. Facendole tor­nare alla mente il ricordo di un trauma difficile da dimen­ticare, già vissuto insieme alla mamma, Clelia, e alla sorelli­na di quattro anni. L’indigen ­za. Ricordo che, ieri mattina, ha bussato di nuovo alla por­ta.
    Non ci fosse lo stipendio di papà Massimo, seicento euro con cui allevare da dicianno­ve giorni anche l’ultimo figlio arrivato, i tecnici incaricati dall’Atc avrebbero cambiato la serratura. Un mese di proro­ga, invece, dietro il pagamen­to di una piccola quota del debito che ora resta di seimila euro. Questa l’ultima decisio­ne del presidente Ardito.
    «Questo è un esempio da ma­nuale di mancata assegnazio­ne di una alloggio popolare ­spiega il presidente dell’Atc ­. Una famiglia con un reddito così basso dovrebbe entrare di diritto nell’edilizia popolare, non essere orientata verso un contratto privatistico con un canone, che, per quanto cal­mierato, è superiore alle capa­cità di sostenerlo». Bastereb­bero, a conti fatti, cinquecento case popolari in più all’anno per tamponare un fenomeno che rischia di allargarsi.
    La storia di Massimo Vitale e la sua famiglia sembrava ini­ziare con i migliori auspici, tre anni fa. «Avevamo affittato un alloggio in corso Mortara, tra­mite Locare, il servizio del Co­mune che garantisce contratti calmierati - racconta Massimo -. Prima mia moglie e i miei figli stavano in comunità, io mi arrangiavo come potevo». Nel frattempo, la telefonata tanto attesa, anche per chi all’epoca doveva arrangiarsi con un sussidio di circa tre­cento euro. «Abbiamo firmato il contratto, io ho trovato lavo­ro in un’impresa di pulizie - continua -. I soldi, però, non sono bastati mai e non ce l’ab­biamo fatta a pagare ogni me­se. Nemmeno i servizi sociali sono riusciti ad aiutarci più di tanto, non ce la faremmo ades­so a ritrovarci di nuovo sepa­rati, con le mie figlie e mia moglie in comunità. Un’altra volta».

    Commenti

    luisella 19/02/2010, 19:55
    Dite al Sig. Ardito ,che per avere case a sufficenza,basterebbe buttare fuori quelli che non hanno più titolo per starci,persone che hanno un buon reddito, appartamenti affittati,e che,abitano soli,e vanno in giro a vantarsi di avere balconi di 90 metri,pagando niente. Di questi casi ce ne sono molti;hanno solo da guardare .

    Ha ragione Luisella,spero che non sia la Luisella Bono,ho avuto una terribile esperienza.Ma oltre a quanto accennato del suo commento aggiungo:il signor Ardito non replica quanto dettato dall’articolo 13 della legge 431/98,dove si evince fondo a garanzia dell’affitto su rimborso se il tetto dell’affitto incide pari al 19% del reddito.A riguardo dei 500 alloggi che replica al fine di sopperire il bisogno abitativo aggiungo: a scanso della pubblicità che ricorre in questi casi per esporsi ,il suo compito era di strigliare gli impiegati dell’ufficio condizioni abitative,ufficio che dovrebbe anni prima fare un quadro in anticipo al fine di non ingolfare la situazione di carenza abitativa.A quanto sembra non lo replica.Inoltre la famiglia della ragazza dai servizi sociali avrebbe dovuto ottenere l’intervento per legge su un quadro di aiuto interpellando i familiari ,in assenza avrebbero dovuto procedere per legge.

    Vincenzo

    case e disagio

    Giovedì, Febbraio 18th, 2010

    15/2/2010 (7:18) -  nelle case di via Padova “Viviamo in una fogna”

    Le forze dell’ordine ieri hanno presidiato il quartiere+ Egiziano ucciso, arresti dopo il caos. Gli amici: “Ammazzato da una gang”

    + Milano, ucciso un ragazzo egiziano. In periferia scoppia la guerra etnica

    MULTIMEDIA


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    Rivolta a Milano, le testimonianze degli immigrati


    VIDEO
    Milano, rivolta degli immigrati nella notte


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    Egiziano ucciso,
    guerra etnica in strada a Milano

    Gli italiani assediati dagli stranieri: qui accade di tutto.

    MILANO
    Via Padova, via Fanfulla, via Chavez, via Arquà. Sono strade maledette: spaccio, prostituzione, immigrati che vivono come topi nei solai e nelle cantine». Antonio in via Padova ha comprato casa dieci anni fa. E se n’è pentito dopo ventiquattr’ore. «Viviamo in una fogna, questo è il “refugium peccatorum” della città». Il giorno dopo l’omicidio di Ahmed e la rivolta dei nordafricani, gli italiani che vivono nel quartiere si sfogano. I confini fra rabbia, indignazione e razzismo sono scomparsi. Inghiottiti da una serata di paura. «Il mio cognome non ve lo dico, non mi fido. Questi qui, quelli con i vestiti eleganti e l’italiano facile sono i boss del quartiere: egiziani, marocchini, rumeni, cinesi, peruviani. Ogni gruppo ha il suo. Oggi vanno in giro a dire di stare tranquilli, che l’integrazione è possibile. In realtà vogliono solo che le telecamere si levino di torno per riprendere comodamente i loro traffici».

    Ognuno racconta la storia del suo palazzo. Ma tutti raccontano la stessa: i vicini che hanno venduto in contanti agli stranieri, il bazar cinese o la macelleria islamica che hanno aperto al posto del panettiere, il degrado che giorno dopo giorno si è mangiato il quartiere, le difficoltà della convivenza quotidiana. «Lo vedete quel penny market al numero 65. Durante il giorno funziona come un normale supermercato, gestito da sudamericani. La sera, quando abbassano la serranda, vendono birra sottobanco e organizzano feste private. Di notte gli ubriachi salgono a pisciare lungo le scale».

    Dietro il portone del civico 65 c’è un cortile deserto, tre cassonetti pieni di birre vuote e un via vai di inquilini provenienti dai quattro angoli del globo. È una casa di ringhiera «vecchia Milano». Gli agenti immobiliari le chiamano così, per vendere ai clienti quattro muri e il fascino della città operaia. Quella dove i vicini di ballatoio venuti dal Sud si aiutavano a vicenda. Qualcuno ci crede ancora: «Noi qui stiamo bene – racconta Martina D’Innocenzio, 24 anni, una studentessa dell’Accademia di Brera che vive con altre ragazze in uno dei pochi appartamenti “italiani” rimasti nel palazzo -. La convivenza fra etnie diverse a volte è difficile, ma c’è più integrazione qui che in qualunque altra zona della città». Chi ha vissuto la Milano degli Anni 60, però, scuote la testa e dice che da allora in via Padova è cambiato tutto. «Oggi chiedo a tutti di pagarmi in anticipo. Se non mi fido, invento una scusa e li invito a girare largo», spiega Antonino Bassi, un calzolaio siciliano sbarcato a Milano nel 1963. «Sono arrivata da Ostuni trent’anni fa e il giorno dopo mi sono messa a lavorare – racconta la signora Genoveffa, 76 anni –. Oggi mi sembra che i nuovi arrivati pensino soprattutto a ubriacarsi e a dare problemi. Io abito al civico 70 di via Padova e nell’ultimo anno abbiamo cambiato due volte il portone, spendendo sedicimila euro. E’ rotto di nuovo ma l’amministratore ci ha detto di lasciar perdere. Fatica sprecata».

    Molti vorrebbero vendere e trasferirsi, ma il mercato immobiliare è crollato. «Volevo fare un investimento e ho comprato due appartamenti per duemila euro al metro quadro – racconta un ragazzo italiano, uscendo dal portone di via Arquà 16 - Quando metto gli annunci mi chiama tutta Milano, ma ormai ho capito che i più affidabili sono i filippini e i cingalesi e affitto solo a loro».

    Anche i più giovani sembrano disillusi: «Quando facevo le medie ho visto aprire i primi kebab. Ero contento. Sembrava Londra – racconta Riccardo, 23 anni, studente di Sociologia in Statale –. Quando sulla 56 sono rimasto l’unico italiano, ho capito che c’erano dei problemi. In questi condomini succede di tutto. E poi ci stupiamo se i miti delle vecchiette sono Salvini e Prosperini?». A scommettere sul futuro del quartiere sono rimasti in pochi. Come don Piero Cecchi, da 13 anni parroco della chiesa di San Giovanni Crisostomo: «Via Padova non è una casbah. Da noi ci sono bellissime famiglie italiane, sudamericane, filippine e dell’Europa dell’Est. E abbiamo un rapporto rispettoso e cordiale con il centro islamico, un centro moderato e aperto al dialogo. Non fare distinzioni è un errore. Mio nonno mi ripeteva sempre un detto milanese: «Il bùn e il gram gh’in depertùtt».

    articoli da 12 a 24 della legge 392/78,art 18 Lrp 46/95

    Mercoledì, Febbraio 17th, 2010

    To:vincenzo.arruzza@alice.it
    Subject:
    Date: Wed, 10 Feb 2010 11:42:37 +0100Alloggio popolare consegnatomi nel fine novembre del 1998,dopo nove mesi di attesa feci domanda nel l’inizio marzo del 1998, accellerai la pratica perché  al tempo chiesi ad un mio collega del tribunale  se avrebbe potuto far con urgenza la copia semplice della sentenza di separazione in seguito avrei chiesto la copia originale come di rito.Mi diede in tempo reale modulistica  per  richiesta di urgenza”riferivo che, dormivo nella vettura” la copia di sentenza non autenticata ,successivamente mi notificò dietro  pagamento tasse di giustizia con la prassi di rito,ma non era servito a nulla attesi lo stesso oltre  nove  mesi ugualmente,dal Comune forse mancava solo, il certificato antimafia ,lo avessero detto lo  facevo accellerare io  e forse  farlo anch’esso in tempo reale ,visto che ho un fratello che lavora in tribunale,avrei chiesto per analogo motivo,di bussare con urgenza alla polstato sezione  antimafia. Anche perchè dal comune sono solerti dove interessa , specialisti nel trascino burocratico.Non capisco il motivo di tanto tempo impiegato per una assegnazione casa avente diritto, visto che le indagini erano state svolte quando mi assegnarono  l’alloggio la prima volta.A nota:una tra le cause più scandalose di cui si sia occupata l’Associazione Movimento dei Consumatori negli ultimi dieci anni è sicuramente quella degli assegnatari delle case popolari dell’ATC ex IACP,(all’epoca mi rivolsi forse perché credevo di vivere in Germania ,non mi ero accorto che vivevo in Italia) la cui gestione dimostra come una causa di lavoro o di locazioni ad uso abitativo per l’accertamento del canone sociale o dell’equo canone, ove sussistano pressioni e interessi, possa durare anche oltre 10 anni, sovvertendo le ragioni delle parti più deboli e i principi di diritto. E’ anche  il caso dell’azione, intentata da alcune migliaia di famiglie, titolari di alloggi popolari, che chiedevano l’accertamento  da parte dell’Ente Proprietario Città di Torino,del vincolo di verifica della manutenzione ordinaria, assegnati secondo criteri di vivibilità della civile abitazione e, l’applicazione del canone sociale, nei confronti dell’ex I.A.C.P. (ora ATC), che pretendevano, invece, indebitamente,di periziare gli alloggi in via unilaterale dapprima, e di praticare l’equo canone pari al 3,80% dell valore catastale dell’immobile riferito ai locali negozi, eppoi , i  canoni da libero mercato in secondo proposta di alloggi comunali con contratto a canone sociale, ndr Legge 392/78, ex Lege 431/98,stipulando anche contratti di unità abitative ricavate dal Patrimonio della Città sostenendo trattarsi di Edilizia Abitativa Pubblica o/e “unità commerciali“.Una storia costellata di abusi, omissioni, connivenze, infedeltà professionali, falsità in scrittura privata al fine di favorire  in atti pubblici o provvedimento amministrativo,  si ipotizza l’abuso d’ufficio,abusando dei doveri di ufficio, nonché dal sistematico stravolgimento delle norme di diritto e delle regole basilari. Vedi richiesta di sgombero sollevata in Comune,anche se vi era in atto uno  sfratto sospeso c/o il Tribunale ordinario di Torino.La richiesta mi risulta era molto vantaggiosa richiederla in Comune,anche perchè,il contatto per le vie brevi tra Atc e ufficio casa e di norma comune,e non in Tribunale con richiesta di sfratto per inadempimento,visto lo sfratto a suo tempo sospeso.
    La REGIONE  PIEMONTE invece nella legge regionale 28 marzo 1995 n. 46 all’art. 29 ,revoca l’assegnazione,l’art 18 compie una importante distinzione. Al comma primo si legge che “il canone di locazione degli alloggi di cui all’art. 1 è determinato in relazione ai caratteri oggettivi degli alloggi ai sensi degli articoli da 12 a 24 della legge 392/78, nella misura del 3,85 per cento del valore locativo dell’immobile locato. Il secondo comma precisa: “alle autorimesse e ai posti macchina in autorimesse di uso comune è applicato, con contratto separato rispetto a quello dell’alloggio, un canone determinato dal Consiglio D’Amministrazione dell’Ente gestore (L.R. 28 marzo 1995 n. 46).A parer mio è stato molto più semplice sgombrarmi con il su indicato articolo 29 della LRP in menzione,onde evitare la perizia di CTU,come da me richiesta in Tribunale.Anche perchè se il Giudice avrebbe disposto come da contradditorio di periziare l’alloggio ,se senza conciliazione avrei potuto chiedere la risoluzione del contratto.Invece risulta che,questo compito non può essere svolto dal Comune,il Comune forse avrebbe potuto periziare l’alloggio al fine di valutazioni ulteriori per sospendere eventualmente l’ordinanza di sgombero.In  secondo stante,dopo lo sgombero il Comune non ottempera a controperiziare l’alloggio come  sancito dall’articolo 16 Legge 205/2000. Adisce a parer suo dietro valutazione amministrativa ,pur se si scorge oggi, il compito è del Giudice ordinario.Invece non  adisce a sgombero avvenuto come  sancito dall’articolo 16 Legge 205/2000,su mio ricorso gerarchico ,anzi dà l’alloggio in mano all’Atc,che subito dopo lo ristruttura in fretta,a questo proposito visto che dormivo nel cortile,quanto vidi i muratori chiamai la PolStato.Venni denunciato per occupazione di cortile e sgomberato anche dallo stesso.Quindi risulta,a scanso la verifica,se l’alloggio rispetta i parametri abitativi e di salubrità,mentre l’inquilino è titolare di contratto di conduttore,il restante lavoro svolto dal Comune successivamente lo sgombero non è rilevante o risulta accessorio,malgrado forse  è tutto compito del giudice.Invece per il contratto commerciale,bisogna dunque evidenziare che, sinora, nessun giudice ha voluto prendere atto da un lato che per esigere il pagamento di canoni a libero mercato è necessaria la stipula di un diverso contratto di locazione di quelli esistenti tra le parti, dall’altro che la determinazione non è necessaria.Oggi vuoi per un motivo .vuoi per un altro sono trascorsi 10 anni,meno male che è finita.  

    alloggi di proprietà comunale,Edilizia Abitativa Pubblica

    Mercoledì, Febbraio 17th, 2010

    Dall’ufficio di Agnelli all’ex ostello della gioventù Il Pdl all’attacco: «Un solo acquirente in 2 anni»

    Chiamparino ha le tasche vuote e mette in vendita mezza Torino

    TORINO 17/02/2010 - Un portafoglio con 19 tra i più prestigiosi palazzi di proprietà della città ma un unico immo­bile venduto in quasi due anni. La polemica è servita nel giorno in cui il Fondo Città di Torino presenta l’avvio dei lavori di riqualificazione del proprio patrimonio, affidata a un comunicato fir­mato Ravello-Bonino e non a caso intitolato «Le millanterie della giunta Chiamparino». «Rivendi­care il successo del fondo immobiliare - attaccano i due esponenti di An-Pdl - è una mera millanteria propagandistica. Evidentemente, la stagione dei “saldi immobiliari” non si è ancora conclusa e la Città di Torino, nascondendo dietro alle opere di riqualificazione la necessità di dare respiro al suo bilancio, ha condotto una manovra che ha portato risultati scarsissimi». «Polemiche rituali - ha ri­battuto l’assessore all’Urbanistica, Mario Viano ­la verità è che il Fondo ha garantito alla Città 120 milioni cash per chiudere il bilancio 2007». «E poi - aggiungono da Pirelli Re Sgr, la società che con una quota del 36 per cento si occupa della com­mercializzazione degli immobili - un fondo im­mobiliare non si può tradurre con una svendita al miglior offerente. Partendo dalla sua “vita” parti­colarmente lunga, abbiamo preferito dedicarci prima a un’analisi dettagliata del portafoglio, in modo da valorizzare al massimo i singoli immobi­li in attesa anche di una ripresa del mercato. Questo però non ci ha impedito di chiudere una vendita particolarmente vantaggiosa come quella di Palazzo Villa, ceduto per 28 milioni di euro».
    Ai soldi già incassati due anni fa si potrebbe poi aggiungere un’altra ventina di milioni, la stima che il Comune fa della monetizzazione della sua quota del Fondo (il 35%) quando lo strumento immobiliare verrà estinto, nel peggiore dei casi nel 2018. Un’entrata extra garantita dalla vendita di strutture di pregio come l’ex facoltà di Economia di piazza Arbarello, villa “Il Capriglio” in strada del Pino, una masseria in strada Bertoglio a Super­ga, una seconda villa in frazione tetti Giuanin, l’ex scuola Mongreno di strada Mongreno, il palazzo Cavalieri di via della Basilica a Torino, l’ex ostello della Gioventù di via Alby e il palazzo di via Bogino 4. Questi immobili verranno venduti nelle condizioni d’origine, mentre l’isolato di via Gari­baldi 23 e 23 bis, Palazzo Gualino di corso Vittorio (famoso per aver ospitato lo studio dell’avvocato Agnelli), sette palazzine del Moi, villa Moglia di Chieri, Palazzo Ceppi di via Arsenale e quello di via Accademia Albertina 38 verranno messi sul mercato dopo una riqualificazione che complessi­vamente costerà 90 milioni di euro. Si parte pro­prio con l’ex sede della circoscrizione Uno di via Arsenale, per continuare poi con il palazzo di via Garibaldi, l’ex Moi e con la completa ricostruzio­ne dell’isolato un tempo occupato dall’opificio Diatto di via Frejus, uno dei quattro interventi di sviluppo che cambieranno il volto dell’attuale mercato dei fiori di via Perugia, del fabbricato industriale di via Rieti 12 e dell’area al civico 1 di via Botero.
    Non è però detto che gli 80mila metri quadri attualmente gestiti dal Fondo non si arricchiscano a breve di nuove proprietà che la Città ha intenzio­ne di dismettere. «È indubbio che il Fondo sia uno strumento che ci interessa molto - ha spiegato Viano -, perché ci permette di monetizzare un patrimonio e continuare a gestire la sua valorizza­zione. Potrebbe inserire la Cavallerizza Reale e alcuni degli immobili trasferiti alla società per la cartolarizzazione». Progetto che per inciso trova abbastanza titubante l’assessore al Bilancio, Gian­guido Passoni: «Non riesco a capire dove sia tutto questo appeal».

    Ricerca fatta su stampa locale da Vincenzo Arruzza

    17/02/10

    ex iacp ora atc

    Mercoledì, Febbraio 17th, 2010

      La ricerca per ” Giorgio ardito” Ex Iacp Torino ora Atc

    Il presidente Ardito: «Mancano 500 alloggi»

    Poveri, soli, disperati: in 15mila aspettano un appartamento Atc

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    TORINO 12/02/2010 - La lista d’attesa ha raggiunto quota 15mila. Quindicimila famiglie che ancora inseguono l’assegnazione di un alloggio popolare e di un canone mensile medio che non raggiunge neanche i 97 euro. «Ma senza nuovi investi­menti - ha ribadito ieri il pre­sidente uscente di Atc, Gior­gio Ardito - è come se quelle domande non fossero mai state presentate. E pensare che basterebbero 500 appar­tamenti in più per cambiare le cose».
    Il “tesoretto” immobiliare so­gnato da Ardito permettereb­be almeno di mettere in moto un minimo di turnover nella popolazione dei quartieri di edilizia pubblica. Scongiurando il rischio di trasformarli in ghetti abitati unicamente da casi sociali. «Senza quei 500 alloggi - ha poi puntualizzato Ardito - dovremmo continuare ad occuparci unicamente di anziani o di nuclei in condizioni di povertà profonda. Situazioni limite che altro non fanno che aumentare il degrado sociale nel quale versa­no molti dei 30mila appartamenti gestiti da noi».
    Soli, depressi, annichiliti nella paura del mondo che li circonda: ecco la radiografia di migliaia di affittuari Atc. Uomini e donne così poveri da non riuscire a pagare nemmeno una pigione che quasi fa sorridere se parago­nata a quelle imposte dal libero mercato. Perché è vero che nell’ultimo anno l’Agenzia di corso Dante ha chiuso «sul filo del rasoio» (Ardito dixit) i propri bilanci, recuperando anche 1,2 milioni di euro di morosità consoli­data. Ma è altrettanto vero che all’appello mancano ancora 78 milioni di euro di affitti non pagati: una cifra che permetterebbe di raddoppiare gli stanziamenti del II biennio del programma casa. Ed è anche sintomatico della debolezza sociale degli inquilini il fatto che uno su cinque si rifiuti di aprire ai funzio­nari Atc, rendendo di fatto impossibile la mappatura completa del patrimonio immobi­liare. «Molti hanno paura della decadenza ­continua il presidente -, vuoi perché hanno apportato profonde modifiche strutturali all’appartamento, vuoi perché ospitano figli e nipoti senza averli messi in regola, vuoi per­ché magari sono morosi ma in casa hanno due televisori al plasma per stanza. Tanto che siamo stati costretti a inserire delle penali per chi non risponde».
    E la presentazione di ieri del bilancio preven­tivo è stato anche uno degli ultimi atti pubbli­ci di Giorgio Ardito in qualità di presidente dell’A g en z i a territoriale della casa. «Quando sono arrivato nel 1996 - ha ricordato -, questa azienda aveva un debito di 404 miliardi di lire, con una perdita media di cento milio­ni al giorno. Eravamo definiti “mendicanti” dai Cda di altre società pubbliche, alle prese con 15.500 cause intentate nei nostri confronti, con buo­na parte dei nostri dipendenti inquisito per reati penali. Dopo 14 anni lascio i conti in una situazione decorosa. Spero che chi verrà do­po di me sappia non accontentarsi».

    Torino ,14/02/2010

    Prima Pagina

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    sicurezza

    Mercoledì, Febbraio 10th, 2010

    Dopo gli omicidi di Giorgio e del pensionato

    Prigionieri in casa. A Torino, borgo Vittoria la gente ha paura

    TORINO 10/02/2010 - Due omicidi nel giro di una settimana. Due crimini efferati: un quindicenne sgozzato per una sigaretta negata e un pensionato ot­tantenne ammazzato per i 900 euro della sua pensio­ne.
    Romeni, in entrambi i casi, gli assassini: due fratelli di 17 e 26 anni per il delitto di George Monteanu, due fi­danzati poco più che ven­tenni per quello di Domeni­co Trichilo. E a borgo Vitto­ria, ora, c’è paura. Paura del­lo straniero, paura delle fac­ce losche che si vedono in strada.
    Paura di essere aggrediti e massacrati per pochi spic­cioli.
    «Sono vent’anni che abito in via Daun - dice la signora Pompea - e qui non era mai accaduto nulla di così vio­lento. Prima Giorgio, poi il signor Domenico che io co­noscevo bene. Certo, da un paio di settimane abbiamo tutti paura ad uscire in stra­da. Ancora adesso che han­no trovato gli assassini».
    Già, perché si può essere colpiti da un fendente o spintonati al suolo da qual­cuno che per pochi euro è disposto a tutto. Come i due malviventi che hanno rapi­nato il pensionato di 79 an­ni.
    A sconvolgere è la ferocia con la quale è stato assalito il pensionato: «Io vivo qui dal 1959, sono pensionato ­racconta il signor Rodolfo - e non mi ricordo fatti di san­gue come questi. Bisogna stare molto attenti, questi ra­pinatori, come nel caso del signor Domenico, ti prendo­no alle spalle e ti massacra­no di botte perché è l’unico modo che hanno per poter portare a termine la rapina. Sono spietati. Lo ammetto, ora ho paura anch’io».
    Anche il signor Giorgio, pensionato come la vittima, attraversa via Daun e si fer­ma a dire la sua: «Sono an­dato a vedere il mazzo di fiori che hanno messo da­vanti al portone di casa di Domenico. Sono delle be­stie, in questa società non ci sono più valori, conta solo il “dio denaro”. Non c’è che un modo per risolvere la si­tuazione: la certezza della pena. Se uno viene condan­nato a trent’anni, allora che se li faccia tutti, non c’è buo­na condotta che tenga. Spe­ro che quei due che hanno arrestato rimangano dietro le sbarre e scontino tutta la loro pena».
    Eppure il quartiere non è mai stato definito “zona a rischio”, come confermano al commissariato Madonna di Campagna, se non per lo spaccio di droga, che riguar­da però più l’area di via Stra­della.
    La media, comunque, è di quattro o cinque denun­ce ogni giorno per i reati cosiddetti “di strada”, ossia scippi e rapine.
    Lo conferma anche il signor Antonino: «In questo borgo non ci sono mai stati proble­mi di sicurezza ma ora c’è timore a uscire di casa anche solo per venire qui al merca­to a fare la spesa. Per fortuna che sia nel caso di Giorgio che in quello del pensionato ammazzato in via Dau n, la polizia sia riuscita a dare una risposta immediata. Questo ci rende tutti più tranquilli».
    E non c’entrano le tensioni tra italiani e stranieri, dice Tamal che ha un banco pro­prio di fronte a via Daun: «Adesso basta con tutta que­sta violenza, gli assassini e tutti coloro che delinquono devono finire in galera e scontare pene severe. Io so­no straniero, sgobbo da mat­tina a sera e rigo dritto; non sopporto chi prende le scor­ciatoie e si trasforma in de­linquente, chiunque esso sia e a qualunque nazionali­tà appartenga».

    torino cronacaqui.it

    alcuni commenti case popolari

    Lunedì, Febbraio 8th, 2010
    1. vincenzo | vincenzo.arruzza@alice.it | vincenzo.blogovillage.it | IP: 158.102.162.9

      Raccolta firma tendenziosa
      inviato da emyfar
      il 14 luglio 2009 alle 12:59
      raccolta firma tendenziosa parco dora,
      Attenzione: la raccolta firme per la delibera di installazione del “muro sociocondominiale torinese” è stata effettuata dai delegati di scala in modo tendenzioso! Richiedevano due pareri: il primo inerente un’operazione di manutenzione ordinaria (a cui tutti erano d’accordo) ed il secondo il parere sulla recinsione, con un’unica firma da apporre.
      Credo che se avessero raccolto per bene le firme tutto questo non sarebbe successo e non avrebbero raggiunto neanche il 10% dei pareri favorevoli.
      Richiediamo una nuova raccolta firma!
      Ci teniamo a precisare che noi amiamo il mix culturale, senò non avremmo comprato gli alloggi.
      Cordiali saluti
      Un condomino del 38
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      14 Lug, 14:29 — [ Modifica | Cancella | Non approvare | Approva | Spam ] — rete divisoria ghetti

    2. vincenzo | vincenzo.arruzza@alice.it | vincenzo.blogovillage.it | IP: 158.102.162.9

      inviato da unamicames
      il 14 luglio 2009 alle 13:18
      ,
      E’ triste assistere al degrado morale del nostro paese. Immagino che ci possano essere dei problemi di convivenza nei grandi condomini, spesso difficili da sopportare. Ma che brutto esempio stanno dando questi condomini - affittuari e proprietari - ai loro figli: le future generazioni che dovranno sempre più convivere- nolenti o volenti - con ogni tipo di persona, diversa socialmente, per nazionalità o colore della pelle … a meno di potersi permettere bei castelletti arroccati con fossati che pullulano di coccodrilli. Di medievale memoria!

      14 Lug, 14:29 — [ Modifica | Cancella | Non approvare | Approva | Spam ] — rete divisoria ghetti

    3. vincenzo | vincenzo.arruzza@alice.it | vincenzo.blogovillage.it | IP: 158.102.162.9

      il 14 luglio 2009 alle 12:51
      ,
      Quelli a cui assegnano le case popolari sono ignoranti, bestie ed incivili! Hanno ragione a separare. E’ impossibile convivere con chi non ha il minimo gradi di civiltà!
      Io annullerei subito il fitto ed andrei altrove!

      14 Lug, 14:28 — [ Modifica | Cancella | Non approvare | Approva | Spam ] — rete divisoria ghetti

    4. vincenzo | vincenzo.arruzza@alice.it | vincenzo.blogovillage.it | IP: 158.102.162.9

      bambini
      inviato da ballinasloe
      il 14 luglio 2009 alle 13:52
      ,
      Ma avete pensato al danno che fate ai bambini? sia a quelli “belli, puliti e buoni” che agli altri quelli “brutti, sporchi e cattivi”?! il muro, la recinzione o quello che è, divide in due un cortile, spazio che tradizionalmente serve ai bambini per giocare, confrontarsi, scherzare e se capita anche litigare (e troppo spesso è l’unico spazio che hanno) in definitiva serve semplicemente a crescere. Ma come li fate venire su questi bambini? Con quale idea o visione della vita? per ogni cosa che va storta o che non piace ci sarà un genitore a metter su un muro per protegere il suo pargolo? e a quelli di là, già a 4-6-10 anni, gli facciamo subito capire che sono natti dal lato sbagliato e che per loro non c’è riscatto? n°38……VERGOGNA !!!!1

      14 Lug, 14:27 — [ Modifica | Cancella | Non approvare | Approva | Spam ] — rete divisoria ghetti

    5. vincenzo | vincenzo.arruzza@alice.it | vincenzo.blogovillage.it | IP: 158.102.162.9

      degrado
      inviato da lucadiroma2004
      il 14 luglio 2009 alle 14:05
      ,
      Un altro esempio del degrado morale in cui sta scivolando da anni questo paese. Istituzioni deboli, crisi economica e deterioramento dei rapporti umani stanno producendo “aborti” sociali come quello citato nella notizia di Torino. Individualismo, classismo e provincialismo acuto sono, d’altronde, i marchi di fabbrica del nostro governo, che non a caso gode ancora di una solida maggioranza di consensi in Italia. Ciascun popolo, verrebbe da dire, si merita la classe dirigente che ha. Spero almeno che quei bambini capiscano (anche inconsciamente) l’idiozia dei propri genitori.

      14 Lug, 14:26 — [ Modifica | Cancella | Non approvare | Approva | Spam ] — rete divisoria ghetti

    6. vincenzo | vincenzo.arruzza@alice.it | vincenzo.blogovillage.it | IP: 158.102.162.9

      Oggi mi sento stanco, (d’altronde sono quattro anni che dormo nella mia macchina,e,che non conosco un letto ).Ringrazio di cuore l’assessore alla Casa del comune di Torino. provo a sentirmi un po di musica .vincenzo,

      30 Mag, 16:07 — [ Modifica | Cancella | Non approvare | Approva | Spam ] — Istat affitti

    lr 46/95

    Mercoledì, Dicembre 2nd, 2009


    Consiglio regionale
    del Piemonte

    Riferimenti normativi subiti dalla legge Riferimenti normativi attivati dalla legge Dati di iter della legge Testo del progetto originale

    Legge regionale 28 marzo 1995, n. 46.
    Nuove norme per le assegnazioni e per la determinazione dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

    (B.U. 5 aprile 1995, n. 14)

    Art. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35
    All. A.
    Art. 1.
    (Ambito di applicazione)1. Le presenti norme si applicano a tutti gli alloggi acquistati, realizzati o recuperati da Enti pubblici a totale carico o con il concorso o contributo dello Stato o della Regione, nonche’ a quelli acquistati, realizzati o recuperati da Enti pubblici non economici per le finalita’ sociali proprie dell’edilizia residenziale pubblica.
    2. Le norme contenute negli articoli 16, 17, 18, 19 e 20 della presente legge si applicano anche agli alloggi acquistati, realizzati o recuperati ai sensi degli articoli 7 e 8 della legge 15 febbraio 1980, n. 25, dell’articolo 2 della legge 25 marzo 1982, n. 94, dell’articolo 4 della legge 5 aprile 1985, n. 118 e dell’articolo 5 della legge 23 dicembre 1986, n. 899.
    3. Sono esclusi da tale applicazione gli alloggi:
    a) realizzati o recuperati con programmi di edilizia agevolata e convenzionata;
    b) di servizio e cioe’ quelli per i quali la legge preveda la semplice concessione amministrativa con conseguente disciplinare e senza contratto di locazione;
    c) di proprieta’ degli Enti pubblici previdenziali, purche’ non realizzati o recuperati a totale carico o con il concorso o contributo dello Stato o della Regione.
    4. Sono altresi’ esclusi gli alloggi che hanno formato oggetto di interventi di recupero, qualora riassegnati ai precedenti occupanti, purche’ gli stessi siano in possesso dei requisiti per la permanenza nell’edilizia residenziale pubblica.
    5. Possono inoltre essere esclusi, con atto deliberativo della Giunta Regionale:
    a) gli alloggi che per modalita’ di acquisizione, per destinazione funzionale, per caratteristiche dell’utenza insediata quali comunita’ alloggio terapeutiche o assistenziali, o che per particolari caratteri di pregio storico-artistico, non siano utilizzati o utilizzabili per i fini propri dell’edilizia residenziale pubblica;
    b) gli alloggi di proprieta’ degli Enti pubblici non economici che non siano stati realizzati o recuperati con fondi dello Stato o della Regione e che siano destinati a soddisfare fasce di redditi superiori a quelli per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica.
    6. I presenti criteri si applicano anche alle assegnazioni delle case parcheggio non appena siano cessati la causa e l’uso contingenti per i quali sono stati realizzati e sempre che abbiano tipologie e standards abitativi adeguati.

    Art. 2.
    (Requisiti per l’accesso)1. I requisiti per conseguire l’assegnazione sono i seguenti:
    a) cittadinanza italiana o di uno Stato aderente all’Unione Europea; il cittadino di altri Stati e’ ammesso soltanto se tale diritto e’ riconosciuto, in condizioni di reciprocita’, da convenzioni o trattati internazionali; e’ ammesso altresi’ il cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione Europea, se in possesso di permesso di soggiorno per motivi di lavoro e legalmente residente in Italia da almeno un anno precedente alla data di presentazione della domanda;
    b) residenza anagrafica o attivita’ lavorativa esclusiva o principale nel Comune o in uno dei Comuni compresi nell’ambito territoriale cui si riferisce il bando di concorso, salvo che si tratti di lavoratori emigrati all’estero, per i quali e’ ammessa la partecipazione per un solo ambito territoriale;
    c) non titolarita’ di diritti di proprieta’, usufrutto, uso e abitazione su uno o piu’ immobili ubicati in qualsiasi localita’, la cui rendita catastale rivalutata sia superiore a 3,5 volte la tariffa della categoria A/2 classe I del Comune o della zona censuaria in cui e’ ubicato l’immobile o la quota prevalente degli immobili; qualora non esistente la categoria A/2, la tariffa va riferita alla categoria immediatamente inferiore; sono esclusi gli immobili utilizzati per lo svolgimento diretto di attivita’ economiche;
    d) assenza di precedenti assegnazioni in proprieta’ immediata o futura di alloggio realizzato con contributi pubblici, o assenza di precedenti finanziamenti agevolati in qualunque forma concessi dallo Stato o da Enti pubblici, sempre che l’alloggio non sia inutilizzabile o perito senza dar luogo al risarcimento del danno;
    e) reddito annuo complessivo del nucleo familiare fiscalmente imponibile, desumibile dall’ultima dichiarazione dei redditi, da computarsi ai sensi dell’articolo 21 della legge 5 agosto 1978, n. 457, non superiore al limite per l’accesso all’edilizia sovvenzionata vigente al momento dell’indizione del bando di concorso. Il reddito e’ riferito alla famiglia-tipo di due componenti. Il reddito delle famiglie con un diverso numero di componenti e’ ragguagliato sulla base della tabella A di equivalenza, allegata alla presente legge, tenuto conto che i figli a carico per i quali e’ operata la deduzione del reddito ai sensi dell’articolo 21 della legge 457/1978, corrispondono, ai presenti fini, a 0,5 unita’. Per le famiglie di nuova formazione, come definite all’articolo 10, comma 1, lettera g), n. 2, il reddito annuo complessivo e’ costituito dalla somma dei redditi percepiti da ciascuno dei nubendi;
    f) non aver ceduto in tutto o in parte, fuori dai casi previsti dalla legge, l’alloggio eventualmente assegnato in precedenza in locazione semplice;
    g) non titolarita’ da parte di alcun componente il nucleo familiare di altro alloggio di edilizia residenziale pubblica in locazione sul territorio nazionale, al momento della stipula della convenzione relativa all’alloggio di nuova assegnazione;
    h) non essere occupante senza titolo di un alloggio di edilizia residenziale pubblica.
    2. Particolari requisiti aggiuntivi possono essere stabiliti in relazione all’assegnazione di alloggi realizzati con finanziamenti destinati a specifiche finalita’, ovvero in relazione a peculiari esigenze locali. Per tali interventi i provvedimenti regionali di localizzazione possono prevedere requisiti integrativi rispondenti alle finalita’ programmatorie, con riferimento anche all’eventuale anzianita’ di residenza.
    3. I requisiti di cui al comma 1 devono essere posseduti alla data di pubblicazione del bando da parte del richiedente e, limitatamente alle lettere c), d) ed f), da parte degli altri componenti il nucleo familiare.
    4. I requisiti di cui al comma 1 devono permanere al momento dell’assegnazione nonche’, successivamente, in costanza di rapporto, fatta eccezione per il requisito di cui alla lettera e) per il quale il limite di reddito e’ moltiplicato per due.
    5. L’assegnatario perde tale qualifica qualora, nel corso del rapporto, per due anni consecutivi superi il doppio del limite di reddito stabilito per l’assegnazione.
    6. L’Ente gestore, riscontrate le condizioni di cui al comma 5, comunica all’interessato la perdita della qualifica di assegnatario e l’automatico assoggettamento del rapporto al canone di cui all’articolo 19, comma 2.

    Art. 3.
    (Definizioni)1. Ai fini della presente legge valgono le seguenti definizioni:
    a) il reddito annuo complessivo e’ quello imponibile, relativo all’ultima dichiarazione fiscale, al lordo delle imposte e al netto dei contributi previdenziali e degli assegni familiari di ciascun componente il nucleo che svolga attivita’ lavorativa autonoma o dipendente o percepisca pensione. Oltre all’imponibile fiscale vanno computati tutti gli emolumenti, indennita’, pensioni, sussidi, a qualsiasi titolo percepiti, ivi compresi quelli esentasse, ad eccezione dei sussidi o assegni percepiti, in attuazione delle vigenti norme, da componenti il nucleo familiare handicappati o disabili;
    b) per nucleo familiare si intende la famiglia costituita dai coniugi e dai figli legittimi, naturali, riconosciuti ed adottivi e dagli affiliati con loro conviventi. Fanno altresi’ parte del nucleo il convivente more uxorio, gli ascendenti, i discendenti, i collaterali fino al terzo grado, gli affini entro il secondo grado, purche’ la stabile convivenza con il concorrente duri da almeno due anni prima della data di pubblicazione del bando di concorso e sia dimostrata nelle forme di legge. Sono considerati componenti del nucleo familiare anche persone non legate da vincoli di parentela o affinita’, qualora, alla data di pubblicazione del bando, la convivenza istituita duri da almeno due anni e sia dichiarata in forma pubblica con atto di notorieta’ sia da parte del concorrente, sia da parte delle persone conviventi;
    c) per locali impropriamente adibiti ad abitazione, e sempre che siano privi di servizi igienici propri regolamentari, devono intendersi tutti quei locali che per la loro struttura e originaria finalita’ non siano destinati ad abitazione. Per soffitta si intende il locale ricavato tra l’ultimo piano e il tetto senza plafonature;
    d) per vano abitabile si deve intendere ogni locale, con esclusione della cucina e dei servizi, che abbia i requisiti previsti dall’articolo 3, quarto comma, del decreto legge 27 giugno 1967, n. 460, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 luglio 1967, n. 628, e comunque non inferiore a otto metri quadrati;
    e) per essere qualificato occupante abusivo occorre il previo accertamento giudiziale pronunziato almeno in primo grado.

    Art. 4.
    (Ente legittimato all’emissione del bando)1. Le assegnazioni che, a norma dell’articolo 95 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, sono di competenza dei Comuni, devono avvenire mediante pubblico concorso conseguente alla pubblicazione di appositi bandi finalizzati alla formazione di graduatorie generali permanenti per ambiti territoriali definiti dalla Regione. La Giunta Regionale puo’ autorizzare l’emanazione di bandi speciali per l’assegnazione di alloggi specificatamente individuati.
    2. I bandi sono emessi con cadenza biennale dai Comuni o dai loro Consorzi, con facolta’ di delega alle Agenzie territoriali per la casa (ATC) competenti per territorio e rimborso dei costi sostenuti dall’ATC delegata.
    3. L’assegnazione degli alloggi che si rendono disponibili nel territorio di Comuni che non hanno adempiuto al disposto di cui al comma 2, avviene attingendo alle graduatorie formate su bandi emessi da altri Comuni, nel cui ambito territoriale il Comune inadempiente e’ compreso; anche in tal caso si applica la riserva di assegnazione ai residenti di cui all’articolo 5, comma 3.
    4. Le funzioni esecutive concernenti l’assegnazione degli alloggi possono essere delegate dai Comuni alle ATC, con rimborso dei costi sostenuti dall’ATC delegata.

    Art. 5.
    (Ambito territoriale del bando)1. Ai fini dell’assegnazione degli alloggi di cui alla presente legge il territorio regionale e’ suddiviso negli ambiti territoriali definiti dalla legge Regionale 9 luglio 1976, n. 41, o loro aggregazioni individuate dalla Giunta Regionale.
    2. La Giunta Regionale, in presenza di Consorzi di Comuni costituiti per l’emissione di bandi di assegnazione, puo’ individuare ambiti territoriali diversi.
    3. Tutti i cittadini residenti o che prestano la loro attivita’ lavorativa in uno dei Comuni compresi nell’ambito territoriale del bando, in possesso dei requisiti previsti all’articolo 2, possono concorrere all’assegnazione di almeno il 50 per cento degli alloggi disponibili in detto ambito territoriale, mentre la quota restante e’ riservata ai residenti nei singoli Comuni in cui gli alloggi si rendono disponibili; nel caso di alloggi assoggettati ad interventi di recupero, la quota riservata ai residenti nel Comune in cui sono localizzati gli alloggi puo’ essere elevata al 100 per cento.

    Art. 6.
    (Forme di pubblicita’)1. Il bando di concorso e’ pubblicato mediante affissione di manifesti per almeno quindici giorni utili consecutivi nell’Albo Pretorio e nelle sedi di decentramento del Comune o dei Comuni compresi nell’ambito territoriale del bando, nonche’ nelle sedi delle ATC competenti per territorio, in luogo aperto al pubblico.
    2. Al fine di assicurare l’informazione ai cittadini italiani emigrati all’estero, i Comuni trasmettono copia del bando alle rappresentanze diplomatiche o consolari all’estero, nelle forme previste dal Ministero competente.
    3. Della pubblicazione dei bandi e’ data inoltre notizia al pubblico mediante inserzione sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte.

    Art. 7.
    (Contenuti del bando)1. Il bando deve indicare:
    a) i Comuni appartenenti allo stesso ambito territoriale nel quale si trovano gli alloggi da assegnare;
    b) la localizzazione di interventi costruttivi speciali per i quali siano previste diverse modalita’ di assegnazione degli alloggi;
    c) i requisiti di carattere generale prescritti dall’articolo 2 nonche’ gli eventuali altri requisiti che potranno essere stabiliti nei programmi di intervento;
    d) le norme per la determinazione del canone di locazione;
    e) il termine, non inferiore a quarantacinque giorni e non superiore a novanta giorni, ed il luogo di presentazione della domanda;
    f) i documenti da allegare alla domanda, tenendo anche conto della particolare situazione dei lavoratori emigrati all’estero.
    2. Per i lavoratori emigrati all’estero il termine per la presentazione della domanda e’ prorogato di trenta giorni.
    3. In deroga a quanto disposto dal comma 1, lettera f), nei Comuni ad alta tensione abitativa individuati con deliberazione del Comitato Interministeriale per la programmazione economica (CIPE) 30 maggio 1985, il bando puo’ prevedere che alla domanda non sia allegata la documentazione a comprova delle dichiarazioni rese. In tal caso il Comune redige un elenco pubblico ordinato per punteggi sulla base di quanto dichiarato in domanda e, seguendone l’ordine, chiede la documentazione a comprova ad un numero di richiedenti uguale alle assegnazioni da effettuare piu’ ad un congruo numero di riserve.

    Art. 8.
    (Istruttoria delle domande)1. In applicazione del disposto dell’articolo 95 del D.P.R. 616/1977, all’istruttoria delle domande pervenute a ciascun Comune provvedono gli uffici del Comune stesso.
    2. A tal fine i Comuni possono avvalersi degli organi dell’Amministrazione dello Stato e degli Enti locali e richiedere agli interessati i documenti eventualmente occorrenti per comprovare la situazione denunciata nella domanda, fissando all’uopo un termine perentorio non inferiore a quindici giorni e non superiore a trenta giorni. Per i lavoratori emigrati all’estero il termine massimo per la presentazione dei documenti e’ prorogato di ulteriori trenta giorni.
    3. Le domande con la documentazione acquisita sono trasmesse, entro sessanta giorni dalla scadenza del termine fissato nel bando, alla Commissione di cui all’articolo 9 per la formazione della graduatoria. La scadenza prevista dal comma 2 per bandi di concorso relativi ad ambiti territoriali con popolazione residente superiore a 200 mila abitanti puo’ essere prorogata di sessanta giorni.
    4. Per l’esecuzione delle funzioni di cui ai commi 1, 2 e 3 i Comuni possono avvalersi, previa convenzione, della ATC territorialmente competente.
    5. Nel caso di inadempienza la Giunta Regionale impartisce le istruzioni necessarie per l’esecuzione della graduatoria.
    6. Al fine di acquisire piu’ ampi elementi di giudizio in base ai quali la Regione possa programmare gli interventi nel settore dell’edilizia residenziale pubblica, la Giunta Regionale provvede ad impartire disposizioni ai Comuni e alle ATC per la raccolta delle informazioni contenute nei moduli di domanda.

    Art. 9.
    (Commissioni preposte alle graduatorie)1. La graduatoria e’ predisposta da un organo collegiale di nomina regionale con competenza territoriale determinata dalla Regione stessa. La Commissione e’ istituita presso l’ATC competente per territorio. L’ampiezza dell’ambito territoriale di competenza della Commissione viene definita in relazione all’entita’ della domanda al fine di assicurare che i tempi di formazione della graduatoria definitiva di assegnazione non superino gli undici mesi dalla emanazione del bando. Tale obiettivo puo’ altresi’ essere garantito per le aree metropolitane, con la formazione di piu’ Commissioni nominate dalla Regione.
    2. La Commissione e’ composta da:
    a) un Magistrato, ordinario o amministrativo, anche a riposo, con funzioni di Presidente;
    b) due rappresentanti degli Enti locali designati dalla Sezione Regionale dell’Associazione Nazionale Comuni italiani (ANCI) su proposta dei Comuni dell’ambito territoriale, con la presenza delle minoranze;
    c) un rappresentante della Regione;
    d) un rappresentante delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori dipendenti piu’ rappresentative su base nazionale, designato d’intesa dalle medesime;
    e) un rappresentante delle Organizzazioni Sindacali degli assegnatari piu’ rappresentative a livello nazionale, designato d’intesa dalle medesime;
    f) un rappresentante dell’Ente gestore nel cui ambito territoriale sorgono gli alloggi da assegnare.
    3. La Giunta Regionale provvede alla nomina dei membri effettivi di cui al comma 2, nonche’ dei membri supplenti, che devono essere designati dai medesimi Enti e Organizzazioni contestualmente ai componenti effettivi la Commissione.
    4. La Commissione puo’ regolarmente funzionare quando sono nominati almeno cinque componenti, sulla base delle designazioni pervenute.
    5. La Commissione elegge nel proprio seno il Vice Presidente.
    6. Per la validita’ delle deliberazioni e’ sufficiente la partecipazione di meta’ piu’ uno dei componenti la Commissione. In caso di parita’ di voti prevale il voto del Presidente.
    7. Il Presidente e gli altri componenti designati durano in carica cinque anni e possono essere confermati.
    8. La Segreteria e’ formata da dipendenti dell’ATC. Tra essi la Commissione sceglie il Segretario.
    9. Ai componenti della Commissione viene attribuito un compenso pari a quello determinato per i membri dei Consigli di Amministrazione di ciascuna ATC. La copertura di spesa e’ assicurata nei programmi di intervento concernenti le attuazioni dei piani di edilizia residenziale sovvenzionata ed i relativi oneri sono a carico di ciascuna ATC.

    Art. 10.
    (Punteggi da attribuire ai concorrenti)1. Ai concorrenti sono riconosciuti i seguenti punteggi, in relazione alle condizioni sociali, economiche ed abitative alla data di pubblicazione del bando:
    a) richiedenti che abitano con il nucleo familiare da almeno due anni in baracche, stalle, seminterrati, centri di raccolta, dormitori pubblici o comunque in ogni altro locale procurato a titolo precario dagli organi preposti all’assistenza pubblica o in altri locali impropriamente adibiti ad abitazione e privi di servizi igienici propri regolamentari, quali soffitte e simili: punti 4;
    b) richiedenti che abitano con il nucleo familiare:
    1) in alloggio il cui stato di conservazione e manutenzione, certificato dal Comune, sia considerato scadente ai sensi dell’articolo 21 della legge 27 luglio 1978, n. 392: punti 1;
    2) in alloggio privo di servizio igienico completo composto di WC, lavabo, doccia o vasca: punti 2;
    3) in alloggio con servizio igienico esterno in comune con altre famiglie: punti 3;
    c) richiedenti che abitano con il nucleo familiare in alloggio sovraffollato:
    1) due persone a vano abitabile: punti 1;
    2) oltre due persone a vano abitabile: punti 2;
    3) oltre tre persone a vano abitabile: punti 3;
    d) richiedenti che abitano con il nucleo familiare da almeno due anni in uno stesso alloggio con altro o piu’ nuclei familiari, ciascuno composto da almeno due unita’:
    1) se la coabitazione non determina sovraffollamento: punti 1;
    2) se la coabitazione determina sovraffollamento: punti 2;
    e) richiedenti il cui reddito, come definito all’articolo 2, comma 1, lettera e), risulti non superiore al:
    1) 70 per cento del limite di assegnazione: punti 1;
    2) 50 per cento del limite di assegnazione: punti 2;
    3) 30 per cento del limite di assegnazione: punti 3;
    f) richiedenti che devono abbandonare l’alloggio:
    1) in quanto fruenti di alloggio di servizio, per collocamento in quiescenza, per trasferimento di ufficio, per cessazione non volontaria del rapporto di lavoro: punti 2;
    2) a seguito di ordinanze di sgombero o per motivi di pubblica utilita’ o per esigenze di risanamento edilizio, risultanti da provvedimenti emessi dall’Autorita’ competente non oltre tre anni prima della data del bando: punti 4;
    3) a seguito di sentenza esecutiva di sfratto:
    3.1) se la sentenza e’ motivata da morosita’: punti 1;
    3.2) in tutti gli altri casi: punti 2;
    4) a seguito di monitoria di sgombero conseguente a sentenza esecutiva di sfratto:
    4.1) se la sentenza e’ motivata da morosita’: punti 2;
    4.2) in tutti gli altri casi: punti 4;
    g) richiedenti che appartengono alle seguenti categorie:
    1) hanno superato il sessantesimo anno di eta’, non svolgono alcuna attivita’ lavorativa, vivono soli o in coppia quali coniugi o conviventi more uxorio, eventualmente anche con un minore o maggiorenne a carico: punti 2;
    2) richiedenti che:
    2.1) contraggono matrimonio entro la data di scadenza del bando: punti 1;
    2.2) hanno contratto matrimonio non oltre due anni prima della data del bando: punti 2;
    3) richiedenti nel cui nucleo familiare sono presenti disabili:
    3.1) con percentuale di invalidita’ compresa fra l’80 per cento ed il 100 per cento, ovvero invalidi di guerra, civili di guerra e per servizio collocati nella I e II categoria di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834: punti 3;
    3.2) con percentuale di invalidita’ compresa fra il 67 per cento ed il 79 per cento, ovvero invalidi di guerra, civili di guerra e per servizio collocati nella III, IV e V categoria di cui al D.P.R. 834/1981: punti 2;
    4) lavoratori dipendenti emigrati all’estero, che rientrano in Italia per stabilirvi la loro residenza: punti 2;
    5) profughi rimpatriati da non oltre un quinquennio e che non svolgono attivita’ lavorativa: punti 2;
    h) nuclei familiari composti da cinque o piu’ persone: punti 1.
    2. La condizione del biennio di cui al comma 1, lettere a) e d), non e’ richiesta quando si tratti di sistemazione derivante da abbandono di alloggi a seguito di calamita’, di imminente pericolo di crollo riconosciuto dall’Autorita’ competente, di sistemazione in locali procurati a titolo precario dagli organi preposti all’assistenza pubblica.
    3. I punteggi connessi allo sfratto per morosita’ di cui al comma 1, lettera f), nn. 3) e 4), sono riconoscibili soltanto se alla documentazione e’ allegata l’attestazione del Comune di residenza che si tratta di morosita’ incolpevole.
    4. Le certificazioni attestanti le condizioni di cui al comma 1, lettera g), n. 3, devono contenere le descrizioni del tipo di menomazione e la relativa percentuale di invalidita’ e sono rilasciate ai sensi della normativa vigente in materia:
    a) per gli invalidi civili dalla Unita’ Sanitaria Locale (USL);
    b) per gli invalidi del lavoro dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL);
    c) per gli invalidi di guerra, civili di guerra e per servizio dalle Commissioni mediche territoriali ospedaliere.
    5. Gli appartenenti alle categorie di cui al comma 1, lettera g), oltre ad essere inseriti nella graduatoria generale permanente, sono collocati d’ufficio in graduatorie speciali relative ad ogni singola categoria con il medesimo punteggio ottenuto nella graduatoria generale. Le graduatorie speciali cosi’ formate sono valide ai fini della assegnazione di alloggi destinati in via prioritaria a tali categorie di cittadini, per determinazione della Regione o per espressa previsione della legge di finanziamento. Tali assegnazioni non vengono computate nella quota di riserva di cui all’articolo 13 ad eccezione di quelle di cui alla lettera g), n. 5.
    6. Non sono cumulabili fra loro i punteggi di una stessa lettera, nonche’ i punteggi previsti alle lettere a) e b). Nel caso di punteggi tra loro non cumulabili si tiene conto del punteggio maggiore.

    Art. 11.
    (Formazione delle graduatorie)1. La Commissione, entro sessanta giorni dal ricevimento degli atti e dei documenti del concorso, forma la graduatoria provvisoria. Detta scadenza puo’ essere prorogata di trenta giorni per gli ambiti con popolazione superiore ai 200 mila abitanti.
    2. Non sono valutabili eventuali modifiche dei requisiti e delle condizioni oggettive e soggettive del richiedente sopravvenute dopo la data di pubblicazione del bando, ad eccezione della ordinanza o sentenza esecutiva di sfratto, che deve comunque essere inoltrata dal richiedente entro il termine stabilito per l’opposizione alla graduatoria provvisoria.
    3. Entro quindici giorni dalla sua formazione, la graduatoria, con l’indicazione del punteggio conseguito da ciascun concorrente nonche’ dei modi e dei termini per l’opposizione, e’ pubblicata ed affissa per quindici giorni consecutivi nell’Albo Pretorio del Comune o dei Comuni nell’ambito territoriale in cui si trovano gli alloggi e nella sede dell’ATC in un luogo aperto al pubblico.
    4. Ai lavoratori emigrati all’estero e’ data notizia dell’avvenuta pubblicazione della graduatoria a mezzo del servizio postale.
    5. Dell’avvenuta pubblicazione della graduatoria viene data notizia sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte.
    6. Entro trenta giorni dalla pubblicazione della graduatoria nell’Albo Pretorio e, per i lavoratori emigrati all’estero, dalla ricezione della comunicazione di cui al comma 4, gli interessati possono presentare opposizione alla Commissione, che provvede in merito, sulla base dei documenti gia’ acquisiti o allegati al ricorso, entro trenta giorni dalla scadenza del termine stabilito per la presentazione delle opposizioni.
    7. Non sono valutabili, ai fini della determinazione del punteggio dell’opponente, i documenti che egli avrebbe potuto presentare nel termine all’uopo fissato.
    8. Esaurito l’esame delle opposizioni, la Commissione formula la graduatoria definitiva, previa effettuazione dei sorteggi a mezzo di notaio o di pubblico ufficiale in qualita’ di ufficiale rogante tra i concorrenti che abbiano conseguito lo stesso punteggio.
    9. La graduatoria e’ pubblicata con le stesse formalita’ stabilite per la graduatoria provvisoria e costituisce provvedimento definitivo.
    10. Gli alloggi sono assegnati secondo l’ordine stabilito nella graduatoria definitiva che, a tali effetti, conserva la sua efficacia fino a quando non venga sostituita da una nuova graduatoria.
    11. In caso di ricorso alle procedure di bando di cui all’articolo 7, comma 3, le assegnazioni possono avvenire soltanto a favore di soggetti che abbiano ottenuto un punteggio non inferiore a quello minimo assunto dal Comune per la richiesta della documentazione a comprova di quanto dichiarato in domanda. Al fine di assicurare un numero adeguato di posizioni utili per l’assegnazione, puo’ procedersi a successive integrazioni della graduatoria, secondo le stesse modalita’ indicate ai commi precedenti.

    Art. 12.
    (Accertamento dei requisiti)1. Gli organi preposti alla formazione delle graduatorie e alle assegnazioni possono far espletare in qualsiasi momento, da organismi ed Enti a cio’ abilitati, accertamenti volti a verificare l’esistenza dei requisiti.
    2. In particolare, l’accertamento del reddito avviene tramite presentazione da parte del richiedente di copia della dichiarazione dei redditi relativi all’anno precedente il bando di concorso per ogni componente il nucleo familiare che svolga attivita’ lavorativa autonoma o dipendente o percepisca pensione.
    3. In ogni caso il concorrente deve fare attestare sul retro dello stato di famiglia l’eventuale iscrizione alla Camera di Commercio o presentare dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’, resa ai sensi dell’articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, da cui risulti l’eventuale iscrizione alla Camera di Commercio di ciascuno dei componenti il nucleo familiare.
    4. L’eventuale mancanza di reddito deve essere documentata da certificazione rilasciata dall’Ufficio Provinciale del Lavoro attestante lo stato di disoccupazione e, qualora sussistano le condizioni, da apposita dichiarazione dello stato di indigenza rilasciata dagli Uffici Assistenza del Comune di residenza.
    5. L’assenza di documentazione che comprovi lo stato di indigenza comporta l’esclusione del richiedente dalla graduatoria, qualora l’interessato non presenti la documentazione entro il termine stabilito dagli organi di cui al comma 1.
    6. Nel caso in cui le Commissioni preposte alla formazione delle graduatorie o gli Enti competenti all’assegnazione ed alla gestione degli alloggi, in base ad elementi obiettivamente accertati, si trovino di fronte a casi in cui il reddito documentato ai fini fiscali appaia palesemente inattendibile, hanno l’obbligo di trasmettere agli uffici finanziari per gli opportuni accertamenti tale documentazione, dandone comunicazione all’interessato.
    7. In pendenza di tali accertamenti i concorrenti sono comunque collocati in graduatoria, fermo restando che, dopo le risultanze dell’accertamento, la loro posizione in graduatoria potra’ essere modificata.
    8. Per assegnazioni ottenute sulla base di dichiarazioni o documentazioni risultate false o avvenute in contrasto con le norme vigenti al momento dell’assegnazione medesima si applica quanto previsto all’articolo 28.

    Art. 13.
    (Riserve)1. I Comuni sono autorizzati ad assegnare, dandone comunicazione alla Regione, un’aliquota non eccedente il 25 per cento, arrotondata all’unita’ superiore, degli alloggi che si rendono disponibili su base annua, al di fuori delle graduatorie di cui all’articolo 11, per far fronte a specifiche e documentate situazioni di emergenza abitativa, quali pubbliche calamita’, sfratti, sistemazione dei profughi, sgombero di unita’ abitative da recuperare, trasferimento di appartenenti alle forze dell’ordine o ad altre gravi particolari esigenze individuate dai Comuni.
    2. Tutte le quote di riserva previste dalle vigenti disposizioni debbono essere contenute nel predetto 25 per cento di alloggi da assegnare annualmente in ciascun ambito.
    3. Al fine di assicurare alle forze dell’ordine la possibilita’ di richiedere l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, i Comuni informano la Prefettura in merito ai bandi emessi ed al numero di alloggi che, nell’ambito della riserva di cui al comma 1, possono essere destinati alle forze dell’ordine; tale riserva speciale deve essere prevista in misura comunque non inferiore al 5 per cento degli alloggi di cui si prevede l’assegnazione. Qualora entro sessanta giorni dall’invio della comunicazione la Prefettura non abbia segnalato l’interesse ad accedere alla riserva speciale, la stessa non e’ piu’ operante.
    4. A norma dell’articolo 13 della legge regionale 9 gennaio 1987, n. 1, la Giunta Regionale puo’ riservare, anche su proposta dei Comuni interessati, una quota di alloggi di edilizia residenziale pubblica non superiore al 10 per cento dell’aliquota prevista al comma 1, a favore degli emigrati che ne facciano richiesta entro tre anni dalla data del rientro e che siano in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 2.
    5. Anche per le assegnazioni degli alloggi riservati devono sussistere i requisiti prescritti all’articolo 2.
    6. Nel caso in cui il beneficiario della riserva sia gia’ assegnatario di alloggio di edilizia residenziale pubblica i requisiti richiesti sono quelli di permanenza.
    7. L’accertamento dei requisiti viene effettuato dalla Commissione di cui all’articolo 9 previa istruttoria dei Comuni interessati.
    8. Qualora, in presenza delle situazioni di emergenza abitativa di cui al comma 1, sussistano condizioni di particolare urgenza il Comune puo’ procedere, anche in deroga ai commi 5 e 6, ma nell’ambito della quota di riserva di cui al comma 1, a sistemazioni provvisorie che non possono eccedere la durata di due anni.
    9. Ogni altra forma di riserva al di fuori di quelle previste dal presente articolo deve essere determinata da leggi regionali, fatte salve diverse disposizioni stabilite da leggi nazionali.

    Art. 14.
    (Ente competente alle assegnazioni)1. All’assegnazione degli alloggi provvede il Comune nel cui territorio gli alloggi stessi sono stati realizzati, con atto deliberativo assunto nelle forme previste dalla legislazione vigente. Qualora il Comune non provveda all’assegnazione entro novanta giorni dalla comunicazione di messa a disposizione, per tutto il tempo eccedente e’ tenuto a corrispondere all’Ente gestore il corrispettivo delle quote a), b), c) e d), di cui all’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1972, n. 1035, non introitate.
    2. Dell’avvenuta assegnazione il Comune da’ notizia agli aventi diritto con lettera raccomandata, nella quale deve essere indicato il giorno e il luogo per la scelta dell’alloggio.
    3. La scelta degli alloggi, nell’ambito di quelli da assegnare, e’ compiuta dagli assegnatari secondo l’ordine di precedenza stabilito dalla graduatoria.
    4. La scelta dell’alloggio deve essere effettuata dall’assegnatario o da persona delegata. In caso di mancata presentazione o scelta dell’alloggio entro i termini stabiliti dal Comune, il Sindaco comunica all’assegnatario con lettera raccomandata che puo’ fornire giustificazione, con la fissazione di un termine non inferiore a dieci e non superiore a quindici giorni per la presentazione di deduzioni scritte e di documentazioni.
    5. Qualora non sia documentato il grave impedimento alla presentazione o scelta dell’alloggio, il Sindaco pronuncia la decadenza dall’assegnazione ai sensi dell’articolo 29.
    6. I concorrenti utilmente collocati in graduatoria possono rinunciare all’alloggio ad essi assegnato nel caso in cui questo non sia adeguato alla composizione del loro nucleo familiare. In tal caso essi non perdono il diritto alle future assegnazioni di alloggi, in relazione alle rispettive posizioni nella graduatoria, per il periodo di validita’ della stessa.
    7. Gli assegnatari, prima della consegna degli alloggi, devono presentarsi nella sede dell’Ente gestore nel giorno indicato dallo stesso con lettera raccomandata, per la sottoscrizione della convenzione di assegnazione.
    8. In caso di mancata stipula della convenzione di assegnazione, salvo il caso di giustificato impedimento da documentare da parte dell’interessato, l’assegnatario decade dall’assegnazione ai sensi dell’articolo 29.
    9. Non puo’ essere assegnato un alloggio con un numero di vani abitabili, come definiti all’articolo 3, comma 1, lettera d), superiore al numero dei componenti il nucleo familiare.
    10. La Giunta Regionale, su motivata e documentata richiesta congiunta dell’Ente gestore e del Comune nel quale e’ ubicato l’alloggio, puo’ autorizzare la deroga alla norma di cui al comma 9.
    11. La Giunta Regionale, su documentata richiesta congiunta del Comune in cui sono ubicati gli alloggi e dell’ATC competente per territorio, in cui si attesti l’impossibilita’ di assegnazione a soggetti aventi titolo, puo’ autorizzare l’esclusione temporanea di alloggi di edilizia residenziale pubblica dall’applicazione delle norme della presente legge. In tal caso l’intero gettito dei canoni di locazione determinati ai sensi del decreto legge 11 luglio 1992, n. 333, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, al netto delle spese riconosciute all’Ente gestore, e’ versato in Gestione Speciale come definita all’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1972, n. 1036.

    Art. 15.
    (Successione nella domanda e nella convenzione)1. In caso di decesso dell’aspirante assegnatario o dell’assegnatario, gli succedono nella domanda o nella assegnazione o nella convenzione relativa alla assegnazione i componenti del nucleo familiare come definito al comma 1, lettera b), dell’articolo 3 e secondo l’ordine ivi indicato.
    2. In caso di separazione, di scioglimento del matrimonio, di cessazione degli effetti civili del medesimo, di cessazione della convivenza more uxorio, l’Ente gestore provvede all’eventuale voltura della convenzione uniformandosi alla decisione del giudice o alla volonta’ delle stesse parti espressa nel verbale di separazione omologato dal Tribunale.
    3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano anche nel caso di cessazione della stabile convivenza come causa di successione nell’assegnazione ovvero come presupposto della voltura della convenzione a favore del convivente affidatario della prole.
    4. Qualora l’assegnatario, titolare del contratto di locazione da almeno cinque anni, chieda la risoluzione dello stesso per il trasferimento della residenza in altro alloggio o presso istituzioni o strutture comunitarie di ricovero o di cura, possono subentrare nella convenzione nel seguente ordine: il coniuge, gli ascendenti in linea retta di I grado, i discendenti in linea retta di I grado e, in caso di loro premorienza, i congiunti dei discendenti in linea retta di I grado e i discendenti in linea retta di II grado.
    L’aspirante assegnatario deve presentare domanda di voltura della convenzione nei sessanta giorni successivi al rilascio dell’alloggio da parte dell’assegnatario e deve risultare stabilmente residente nell’alloggio da almeno tre anni.
    5. Nei casi previsti ai commi 1, 2, 3 e 4 l’Ente gestore verifica, al momento della successione nell’assegnazione o della richiesta di voltura della convenzione, che il subentrante e gli altri componenti il nucleo familiare siano in possesso dei requisiti prescritti dal comma 1, lettere a), b), c), d) ed f), dell’articolo 2 e che il nuovo nucleo familiare abbia un reddito annuo complessivo non superiore a quello indicato al comma 1, lettera e), dell’articolo 29.

    Art. 16.
    (Cambi alloggi)1. Ai fini delle eliminazioni delle condizioni di sottoutilizzazione o sovraffollamento degli alloggi pubblici, nonche’ di disagi abitativi di carattere sociale, l’Ente gestore predispone programmi di mobilita’ dell’utenza attraverso il cambio di alloggi di risulta, previa verifica dello stato d’uso e di affollamento del patrimonio ed attivando forme di partecipazione e di informazione dell’utenza medesima.
    2. Per raggiungere gli scopi di cui al comma 1, l’Ente gestore, d’intesa con il Comune, puo’ altresi’ utilizzare un’aliquota non superiore al 10 per cento degli alloggi di nuova costruzione.
    3. L’Ente gestore provvede a sostituire l’aliquota di alloggi di nuova costruzione di cui al comma 2 con un corrispondente numero di alloggi di risulta, al fine di non sottrarre disponibilita’ ai partecipanti ai bandi generali.
    4. Il programma di mobilita’ e’ comunicato agli interessati, i quali, nei trenta giorni successivi, possono presentare opposizione al Presidente dell’ATC che decide entro sessanta giorni.
    5. Qualora gli interessati rifiutino la mobilita’ obbligatoria, anche dopo l’eventuale rigetto dell’opposizione presentata al Presidente dell’ATC, sono collocati d’ufficio nella fascia di canone piu’ elevata.
    6. Per soddisfare le esigenze di cui sopra sono comunque consentiti cambi consensuali, previa autorizzazione dell’Ente gestore.
    7. L’Ente gestore puo’ altresi’ concedere su richiesta dell’assegnatario cambi di alloggi per avvicinamento al posto di lavoro, motivi di salute o altre gravi e comprovate esigenze.
    8. Il cambio e’ assentito o disposto dall’Ente gestore, previa verifica dell’assenza di condizioni che ostino al mantenimento dell’alloggio.
    9. La gestione della mobilita’ dell’utenza e’ disciplinata da apposito Regolamento predisposto dall’Ente gestore.

    Art. 17.
    (Canone di locazione)1. Il canone di locazione degli alloggi di cui all’articolo 1 e’ diretto a compensare i costi di amministrazione, di gestione e di manutenzione, nonche’ a consentire il recupero di una parte delle risorse impiegate per la realizzazione degli alloggi stessi.
    2. Gli assegnatari sono inoltre tenuti a rimborsare integralmente all’Ente gestore le spese dirette e indirette sostenute per i servizi ad essi prestati, nella misura fissata dall’Ente in relazione al costo degli stessi.
    3. I componenti del nucleo familiare sono obbligati, in solido con l’assegnatario, a corrispondere quanto dovuto all’Ente gestore per la conduzione dell’alloggio assegnato.

    Art. 18.
    (Determinazione del canone oggettivo di locazione)1. Il canone di locazione degli alloggi di cui all’articolo 1 e’ determinato in relazione ai caratteri oggettivi degli alloggi ai sensi degli articoli da 12 a 24 della legge 392/1978, nella misura del 3,85 per cento del valore locativo dell’immobile locato.
    2. Alle autorimesse singole ed ai posti macchina in autorimesse di uso comune e’ applicato, con contratto separato rispetto a quello dell’alloggio, un canone determinato dal Consiglio di Amministrazione dell’Ente gestore.
    3. Il canone di locazione determinato ai sensi del comma 1 si applica anche nei Comuni di cui all’articolo 26, secondo comma, della legge 392/1978. Ad essi viene attribuito il coefficiente demografico di 0,80 ed il coefficiente di ubicazione di cui all’articolo 18, primo comma, lettera b), della legge 392/1978.
    4. Qualora si sia proceduto ad integrale ristrutturazione dell’edificio, ai fini della determinazione del canone dei singoli alloggi che lo costituiscono, l’anno di costruzione e’ quello di ultimazione dei lavori di ristrutturazione.
    5. Il costo di costruzione, in carenza di specifico provvedimento statale, e’ aggiornato annualmente dalla Giunta Regionale con riferimento all’indice Istat del costo di costruzione di un fabbricato residenziale.

    Art. 19.
    (Applicazione del canone di locazione)1. Il canone di locazione, determinato ai sensi dell’articolo 18, e’ applicato nelle seguenti misure, in relazione alla fascia in cui si colloca il reddito del nucleo familiare determinato ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera e):
    a) 75 per cento per gli assegnatari con reddito annuo complessivo inferiore al limite di assegnazione. Il canone, per i nuclei fruenti di soli redditi da lavoro dipendente o pensione, non puo’ eccedere l’8 per cento del reddito di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a); qualora gli stessi redditi siano inferiori a due pensioni minime Istituto Nazionale Previdenza Sociale (INPS) il canone non puo’ eccedere il 6 per cento del reddito di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a). In ogni caso il canone non puo’ essere inferiore al trenta per cento del canone di riferimento;
    b) 100 per cento per gli assegnatari con reddito annuo complessivo del nucleo familiare compreso tra il limite di assegnazione e lo stesso limite incrementato del 50 per cento;
    c) 130 per cento per gli assegnatari con reddito annuo complessivo del nucleo familiare compreso tra il limite superiore della lettera b) ed il limite di decadenza di cui all’articolo 29, comma 1, lettera e).
    2. Per tutto il tempo intercorrente tra la pronuncia della decadenza ed il rilascio dell’immobile, e’ applicato un corrispettivo di concessione d’uso pari a due volte l’equo canone.
    3. Le spese di registrazione della convenzione di locazione sono ripartite in parti uguali tra l’assegnatario e l’Ente gestore.

    Art. 20.
    (Collocazione nelle fasce di reddito)1. Gli assegnatari sono collocati nelle fasce di reddito di cui all’articolo 19 sulla base della documentazione prodotta o degli accertamenti effettuati.
    2. In sede di prima applicazione della disciplina di cui alla presente legge, la collocazione degli assegnatari nelle fasce di reddito di appartenenza ha effetto, ai fini della determinazione del relativo canone di locazione, dal terzo mese successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.
    3. I dati relativi alle condizioni reddituali dei nuclei familiari degli assegnatari, con conseguente verifica ed eventuale variazione delle fasce di reddito e dei canoni di cui all’articolo 19, sono rilevati contestualmente agli aggiornamenti, da effettuare con frequenza almeno biennale, delle anagrafi della utenza e del patrimonio.
    4. La collocazione degli assegnatari nelle fasce di reddito e l’applicazione del relativo canone di locazione ha effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui e’ stata effettuata l’indagine reddituale.
    5. L’assegnatario ha in ogni caso diritto, su specifica e documentata richiesta, di essere collocato in una fascia di reddito inferiore qualora abbia subito una diminuzione di reddito. La collocazione nella fascia di reddito inferiore e’ disposta dall’Ente gestore con decorrenza dall’anno successivo alla richiesta.
    6. Qualora l’assegnatario non produca, entro i termini stabiliti dall’Ente gestore, la documentazione richiesta o presenti una documentazione incompleta si applica il canone di cui alla lettera c), comma 1, dell’articolo 19.
    7. L’assegnatario di cui al comma 6 viene collocato nella fascia di competenza, qualora produca la documentazione richiesta, con decorrenza dal mese successivo alla data di presentazione della documentazione stessa.
    8. Qualora l’assegnatario produca una documentazione da cui risulti un reddito ritenuto inattendibile ai fini fiscali, l’Ente gestore ha l’obbligo di trasmettere agli Uffici Finanziari, per gli opportuni accertamenti, tale documentazione, dandone comunicazione all’interessato. In pendenza di tale accertamento, all’assegnatario e’ applicato il canone di cui alla lettera c), comma 1, dell’articolo 19.
    9. Qualora gli Uffici Finanziari accertino in capo all’assegnatario un reddito inferiore a quello previsto per l’applicazione del canone di cui alla lettera c), comma 1, dell’articolo 19, la riduzione del canone con i relativi conguagli decorre dalla data di applicazione dello stesso.

    Art. 21.
    (Fondo sociale)1. E’ istituito nell’ambito regionale il fondo sociale per la corresponsione di contributi per i servizi accessori dell’abitazione, destinato agli assegnatari percettori di redditi da pensione minima e sociale appartenenti alla fascia di cui alla lettera a), comma 1, dell’articolo 19.
    2. L’utilizzo del fondo sociale e’ esteso anche ai casi contemplati all’articolo 31.
    3. La Giunta Regionale determina le modalita’, le forme di costituzione ed il funzionamento del fondo sociale, ai sensi dell’articolo 19 della legge regionale 26 aprile 1993, n. 11, come modificato dalla legge regionale 15 aprile 1994, n. 8.

    Art. 22.
    (Alloggi soggetti ad autogestione dei servizi)1. Gli Enti gestori favoriscono e promuovono l’autogestione da parte dell’utenza dei servizi accessori e degli spazi comuni, sulla base dei criteri indicati nella presente legge.
    2. Per gli alloggi di nuova costruzione o recupero, la convenzione di locazione prevede l’assunzione diretta della gestione dei servizi da parte degli assegnatari.

    Art. 23.
    (Struttura organizzativa dell’autogestione)1. L’assemblea degli assegnatari e’ regolata dall’articolo 10, ultimo comma, della legge 392/1978.
    2. L’assemblea nomina un rappresentante degli assegnatari, in qualita’ di Amministratore, e il comitato di gestione, approva i bilanci e delibera quanto occorre per la gestione.
    3. L’assemblea dell’autogestione e’ convocata dall’Amministrazione almeno una volta all’anno.
    4. L’Amministratore esegue le delibere dell’assemblea, esige i crediti, paga i debiti e rappresenta l’autogestione in giudizio.
    5. Il funzionamento delle autogestioni, con particolare riguardo ai rapporti tra gli assegnatari e l’Ente gestore, e tra gli assegnatari, e’ disciplinato da apposito Regolamento predisposto dall’Ente gestore, sentite le organizzazioni dell’utenza.
    6. Il Regolamento e’ soggetto al controllo ai sensi dell’articolo 20 della L.R. 11/1993.

    Art. 24.
    (Assistenza all’autogestione)1. L’Ente gestore presta assistenza contabile, amministrativa, tecnica e legale alle autogestioni, in particolare nella fase della loro costituzione, convoca l’assemblea quando l’Amministratore non provvede, e puo’ utilizzare per le necessita’ di amministrazione fondi provenienti sia dalla quota b) dell’articolo 19 del D.P.R. 1035/1972, sia da altre disponibilita’ di bilancio, sia da appositi finanziamenti della Regione.
    2. L’Ente gestore puo’ essere surrogato nei diritti verso gli assegnatari debitori, con atto dell’Amministratore, qualora siano stati esperiti inutilmente gli atti di esazione.
    3. L’Ente gestore richiede alla Regione ed al Comune gli interventi di competenza per gli indigenti.

    Art. 25.
    (Misura del canone)1. Gli assegnatari degli stabili dei quali sia stata autorizzata l’autogestione sono tenuti a versare all’Ente gestore il canone nella misura prevista dalla presente legge, detratte le quote riferentesi ai servizi autogestiti.
    2. Negli stabili, assegnati in locazione o con patto di futura vendita, nei quali non e’ attuata l’autogestione il canone deve comprendere il costo relativo ai servizi a rimborso, come indicato al punto 3, secondo comma, della circolare del Ministero dei Lavori Pubblici n. 142/c in data 27 febbraio 1986.
    3. E’ facolta’ dell’Ente gestore, sulla base di apposito Regolamento definito d’intesa con le organizzazioni sindacali degli assegnatari, di estendere l’autogestione alla piccola manutenzione, accreditando agli organi dell’autogestione una parte della quota di canone destinata alla manutenzione non superiore al 30 per cento.
    4. Gli assegnatari che si rendono morosi verso l’autogestione sono considerati a tutti gli effetti inadempienti degli obblighi derivanti dalla convenzione di locazione.
    5. Fino al momento dell’effettivo funzionamento delle autogestioni, gli assegnatari sono tenuti a rimborsare agli Enti gestori i costi diretti ed indiretti dei servizi erogati secondo acconti mensili e conguagli annuali su rendiconto redatto dall’Ente.

    Art. 26.
    (Sospensione dell’autogestione)1. La sospensione dell’autogestione puo’ essere richiesta, ove ricorrano gravi motivi, con deliberazione dell’assemblea degli assegnatari. L’Ente gestore delibera in merito alla richiesta nei sessanta giorni successivi all’adozione della deliberazione dell’assemblea.
    2. L’Ente gestore, in caso di particolari e motivate esigenze, puo’ deliberare di soprassedere all’attivazione dell’autogestione o di sospendere la prosecuzione della stessa per il tempo necessario a far cessare le cause ostative assunte a base del deliberato.

    Art. 27.
    (Alloggi in amministrazione condominiale)1. E’ fatto divieto agli Enti gestori di continuare o di assumere l’amministrazione degli stabili integralmente o prevalentemente ceduti in proprieta’. Dal momento della costituzione del condominio, cessa per gli assegnatari in proprieta’ o in locazione con patto di futura vendita l’obbligo di corrispondere all’Ente gestore le quote per spese generali, di amministrazione e manutenzione, fatta eccezione per quelle relative al servizio di rendicontazione e di esazione delle rate di riscatto.
    2. Gli assegnatari in locazione di alloggi compresi negli stabili a regime condominiale hanno diritto di voto, in luogo dell’Ente gestore, per le delibere relative alle spese ed alle modalita’ di gestione dei servizi a rimborso, ivi compreso il riscaldamento, che sono tenuti a versare direttamente all’Amministratore.

    Art. 28.
    (Annullamento dell’assegnazione)1. L’annullamento dell’assegnazione viene disposto con provvedimento del Sindaco del Comune competente, nei seguenti casi:
    a) per non permanenza dei requisiti previsti all’articolo 2 accertata prima della stipula della convenzione o prima della consegna dell’alloggio, fatta eccezione per il requisito di cui alla lettera e), comma 1, dell’articolo 2, fino al limite previsto per la decadenza di cui all’articolo 29, comma 1, lettera e);
    b) per assegnazione avvenuta in contrasto con le norme vigenti al momento dell’assegnazione medesima;
    c) per assegnazioni ottenute sulla base di dichiarazioni mendaci o di documentazioni risultate false.
    2. In presenza di tali condizioni, comunque accertate prima della consegna dell’alloggio o nel corso del rapporto di locazione, il Comune trasmette alla Commissione di cui all’articolo 9 le risultanze degli accertamenti effettuati, dandone contemporanea comunicazione all’ATC o ad altro Ente gestore, che sospende la stipula della convenzione o la consegna dell’alloggio nel caso di cui al comma 1, lettera a).
    3. La Commissione di cui all’articolo 9, dopo aver comunicato al richiedente con lettera raccomandata le risultanze degli accertamenti compiuti dal Comune e di quelli da essa eventualmente disposti, assegnandogli un termine non superiore a quindici giorni per la presentazione di deduzioni scritte e di documenti, esprime il proprio parere sull’annullamento dell’assegnazione.
    4. I termini di cui al comma 3 sono raddoppiati per i lavoratori emigrati all’estero, nel caso di accertamenti effettuati prima della consegna dell’alloggio.
    5. Il Sindaco pronuncia l’annullamento dell’assegnazione sentita la Commissione di cui all’articolo 9, il cui parere e’ obbligatorio e vincolante.
    6. L’annullamento dell’assegnazione comporta, nel corso del rapporto di locazione, la risoluzione di diritto della convenzione. L’ordinanza del Sindaco, che deve contenere un termine per il rilascio non superiore a sei mesi, costituisce titolo esecutivo nei confronti dell’assegnatario e di chiunque occupi l’alloggio.
    7. Il provvedimento del Sindaco ha carattere definitivo e compete al medesimo darne esecuzione.

    Art. 29.
    (Decadenza)1. Il Sindaco dispone con proprio provvedimento la decadenza dall’assegnazione dell’alloggio, nei confronti di chi:
    a) abbia ceduto, in tutto o in parte, l’alloggio a terzi. In tal caso nei confronti del cedente viene comminata una sanzione amministrativa pecuniaria, determinata dalla Giunta Comunale;
    b) abbia trasferito altrove la propria residenza o abbia abbandonato l’alloggio per un periodo superiore a tre mesi, salva preventiva autorizzazione dell’Ente gestore, o ne abbia mutato la destinazione d’uso;
    c) abbia usato l’alloggio per scopi illeciti od immorali;
    d) abbia perduto i requisiti prescritti per l’assegnazione di cui all’articolo 2, comma 1, salvo quanto indicato alla lettera e) del presente comma;
    e) fruisca di un reddito annuo complessivo per il nucleo familiare superiore al limite stabilito per la permanenza, pari al doppio del limite di reddito previsto per l’assegnazione;
    f) non effettui la scelta dell’alloggio o non stipuli la convenzione di assegnazione ai sensi dell’articolo 14.
    2. Gli assegnatari con redditi superiori al limite stabilito ricevono dall’Ente gestore preavviso che la decadenza verra’ dichiarata dopo due accertamenti annuali consecutivi che documentino la stabilizzazione del reddito al di sopra del predetto limite.
    3. Per tutto il periodo di permanenza del reddito al di sopra del limite di decadenza, agli assegnatari interessati viene applicato il canone di cui all’articolo 19, comma 2.
    4. Per il procedimento si applicano le disposizioni previste per l’annullamento dell’assegnazione, ad eccezione del caso di trasferimento della residenza da parte dell’assegnatario, ove la decadenza e’ pronunciata d’ufficio ed ha decorrenza immediata.
    5. La decadenza dall’assegnazione comporta la risoluzione di diritto della convenzione.
    6. Il provvedimento del Sindaco, che deve contenere un termine per il rilascio non superiore a sei mesi, costituisce titolo esecutivo nei confronti dell’assegnatario e di chiunque occupi l’alloggio.
    7. Il provvedimento del Sindaco ha carattere definitivo e compete al medesimo darne esecuzione.

    Art. 30.
    (Occupanti senza titolo)1. L’Ente gestore dispone, con provvedimento del proprio legale rappresentante, il rilascio degli alloggi di edilizia residenziale pubblica occupati senza titolo.
    2. A tal fine diffida preventivamente con lettera raccomandata l’occupante senza titolo a rilasciare l’alloggio.
    3. Il provvedimento dell’Ente gestore, che deve contenere per l’occupante senza titolo un termine per il rilascio non superiore a trenta giorni, costituisce, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 474 del Codice di Procedura Civile, titolo esecutivo nei confronti di chi occupa l’alloggio.
    4. Nei confronti di chi fruisce di un alloggio ceduto il termine di cui al comma 3 non deve essere superiore a novanta giorni.
    5. Il provvedimento dell’Ente gestore deve essere notificato al Comune per l’applicazione della sanzione pecuniaria.
    6. L’occupante senza titolo e’ tenuto al risarcimento dei danni in misura corrispondente all’importo del canone di cui all’articolo 19, comma 1, lettera c), e dei servizi, salvo i maggiori danni che possono essere rivendicati dall’Ente proprietario dell’alloggio.

    Art. 31.
    (Morosita’)1. L’Ente gestore, previa messa in mora dell’inquilino, procede alla risoluzione del contratto in caso di morosita’ superiore a sei mesi, con conseguente decadenza dall’assegnazione.
    2. La morosita’ dell’assegnatario nel pagamento del canone puo’ essere sanata entro sessanta giorni dalla messa in mora per non piu’ di una volta nel corso dell’anno.
    3. Non e’ causa di risoluzione del contratto la morosita’ dovuta a stato di disoccupazione o grave malattia dell’assegnatario o di componente il proprio nucleo familiare, qualora ne siano derivate l’impossibilita’ o la grave difficolta’, accertata dall’Ente gestore, di effettuare il regolare pagamento del canone di locazione.
    4. La Regione, tramite il fondo sociale di cui all’articolo 21, provvede a sanare, per un periodo massimo di nove mesi nell’anno e comunque per non piu’ di nove mesi consecutivi e nel limite della quota del fondo sociale annualmente attribuito a ciascuna ATC, la situazione di morosita’ dell’assegnatario nei confronti dell’Ente gestore, versando allo stesso, secondo le modalita’ fissate dal Regolamento di funzionamento del fondo sociale, l’ammontare dei canoni sociali e delle quote per servizi non introitate dall’Ente per i motivi di cui al comma 3. Qualora lo stato di disoccupazione o di grave malattia perduri oltre i termini predetti, la Regione, sempre nel limite della quota del fondo attribuita, provvede a versare le somme non introitate dall’Ente gestore per i periodi successivi, previa attestazione dello stesso comprovante l’avvenuto riaccertamento della situazione di morosita’ incolpevole.

    Art. 32.
    (Ospitalita’)1. L’Ente gestore puo’ concedere l’ospitalita’ temporanea per il periodo di un anno, alle seguenti condizioni:
    a) per motivi di studio, di lavoro, di assistenza o motivi similari che devono essere valutati di volta in volta da parte dell’Ente gestore;
    b) per i casi di convivenza more uxorio, dichiarata con atto di notorieta’ sia da parte dell’assegnatario, sia da parte del convivente.
    2. Il periodo di un anno puo’ essere eventualmente prorogato con nuova autorizzazione dell’Ente gestore.
    3. La concessione dell’ospitalita’ temporanea comporta la revisione dei canoni di locazione, con riferimento al reddito cumulato dei soggetti ospitati.
    4. L’ospite temporaneo non ha diritto a subentrare nel rapporto locativo in caso di decesso del titolare o di interruzione per qualsiasi causa del rapporto locativo stesso.
    5. L’eventuale sovraffollamento che potrebbe venirsi a determinare non da’ diritto al titolare di avanzare richiesta di cambio alloggio.
    6. Dopo due anni di ospitalita’ temporanea l’Ente gestore puo’ autorizzare, su richiesta dell’assegnatario, l’ampliamento stabile del nucleo familiare, sempreche’ l’ingresso del nuovo componente non comporti la perdita di uno qualsiasi dei requisiti previsti per la permanenza.
    7. L’ampliamento stabile del nucleo familiare istituisce per il nuovo componente autorizzato il diritto al subentro, con relativa applicazione della normativa di gestione.
    8. L’ospitalita’ abusiva, configurando una cessione parziale dell’alloggio, comporta per il cedente e l’occupante senza titolo l’applicazione della normativa di cui agli articoli 29 e 30.

    Art. 33.
    (Inadempimenti)1. Nel caso di mancato assolvimento di alcuno degli adempimenti attribuiti alla competenza dei Comuni, la Giunta Regionale si riserva, decorso un termine perentorio preventivamente assegnato, di surrogare gli adempimenti avvalendosi delle ATC competenti per territorio.

    Art. 34.
    (Abrogazioni)1. Sono abrogate, in particolare, le seguenti disposizioni:
    a) legge regionale 26 luglio 1984, n. 33;
    b) legge regionale 10 dicembre 1984, n. 64;
    c) legge regionale 27 febbraio 1986, n. 12;
    d) legge regionale 28 novembre 1986, n. 54;
    e) legge regionale 23 aprile 1990, n. 45;
    f) legge regionale 22 luglio 1991, n. 32;
    g) legge regionale 21 gennaio 1993, n. 1;
    h) legge regionale 9 giugno 1994, n. 17;
    i) legge regionale 14 novembre 1994, n. 46;
    l) legge regionale 24 gennaio 1995, n. 12.

    Art. 35.
    (Norme finali)1. La Giunta Regionale, fino al 31 dicembre 1995, per far fronte alle situazioni di emergenza abitativa di cui all’articolo 13, comma 1, puo’ autorizzare i Comuni, su richiesta motivata, ad eccedere l’aliquota del 25 per cento ivi prevista.
    2. Le assegnazioni a titolo provvisorio effettuate antecedentemente all’entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’articolo 15 della L.R. 64/1984, come modificato dall’articolo 11 della L.R. 46/1994, possono essere convertite in assegnazioni definitive qualora gli assegnatari comprovino il possesso, al momento dell’assegnazione a titolo provvisorio, dei requisiti per l’accesso, di cui all’articolo 2 della presente legge. Alla relativa verifica provvedono le Commissioni previste all’articolo 9.
    3. I Comuni possono disporre la regolarizzazione del rapporto locativo nei confronti di coloro che alla data del 31 dicembre 1991 occupavano senza titolo un alloggio di edilizia residenziale pubblica, come definito all’articolo 1, comma 1, e che presentano apposita domanda entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, a condizione che:
    a) l’occupazione sia ancora in corso;
    b) gli occupanti siano in possesso, alla data di entrata in vigore della presente legge, dei requisiti per l’assegnazione prescritti all’articolo 2, comma 1, ad esclusione del requisito di cui alla lettera h), verificati dalla Commissione prevista all’articolo 9;
    c) gli occupanti provvedano al pagamento all’Ente gestore, anche in forma rateizzata, delle somme dovute per l’occupazione e le spese, a decorrere dalla data di occupazione senza titolo;
    d) l’occupazione non abbia sottratto il godimento dell’alloggio ad un soggetto legittimamente assegnatario gia’ individuato.
    4. Gli Enti gestori che, in esecuzione dei provvedimenti della Giunta Regionale assunti ai sensi del comma 10 dell’articolo 14 della L.R. 33/1984, come modificato dall’articolo 2 della L.R. 17/1994, hanno applicato canoni superiori a quelli determinati in applicazione della presente legge, provvedono al conguaglio a favore degli assegnatari dei versamenti eccedenti a far data dal 1° luglio 1994.
    5. I Comuni che non abbiano ancora provveduto all’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica agli occupanti senza titolo alla data di entrata in vigore della legge regionale 28 novembre 1986, n. 54, che hanno presentato domanda nei termini e rispettato le condizioni ivi prescritte, possono procedervi entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge.

    Allegato A.

    Allegato A: Tabella di equivalenza

    Componenti fino a 2 - 2,5 - 3 - 3,5 - 4 - 4,5 - >4,5
    convenzionali
    Coefficiente 1 - 1,11 - 1,22 - 1,32 - 1,42 - 1,51 - 1,6.